Economia

Fintech italiano in crescita ma “ecosistema ancora molto piccolo”. L’analisi

L’ecosistema fintech italiano “è in forte crescita, ma è ancora molto piccolo, molto frammentato, ci sono player che hanno bisogno di raccogliere risorse per avere un ruolo a livello nazionale e si spera anche a livello europeo, ma l’Italia ha raccolto davvero poco”.

E’ uno dei dati che emerge dalla ricerca Equita ‘The FinTech revolution’ presentata nei giorni scorsi nell’ambito della Fintech Investor Conference organizzata da Equita in collaborazione con ItaliaFintech che ha visto l’intervento anche di Banca d’Italia, Consob e alcuni player del settore (Fineco, Illimity, Gruppo MutuiOnline, Revo).

L’ecosistema fintech in Italia

Com’è, ad oggi, l’ecosistema fintech in Italia? A rispondere a questa domanda ci pensa Equita, che spiega:

“Il Pnrr ha previsto circa 40 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 5 anni (circa 20% del totale) destinati alla transizione tecnologica-digitale, che possono rappresentare un ulteriore acceleratore della crescita per il settore FinTech. In Italia purtroppo è ancora indietro sul fronte dell’accesso delle fintech al mercato pubblico. Quindi per l’Italia è davvero il momento di investire in questo settore, c’è spazio per recuperare, ma bisogna partire già subito per far sì che l’Italia diventi un punto di riferimento del fintech europeo”.

Il Fintech in Italia è un settore in rapida crescita (numero di FinTech +31% tra il 2018 ed il 2021). Tuttavia, l’Italia è ancora piccola in termini di funding rounds: nel 2021 nessuna italiana è fra le prime 10 operazioni di financing – una delle ragioni per la quale il numero di quotazioni in Italia nel settore è molto basso – e il numero dei player quotati è ridotto (rappresentando meno del 5% della capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano) sebbene non manchino le esperienze di successo.

Le FinTech italiane quotate hanno registrato delle performance molto positive e significativamente superiori non solo rispetto alle banche tradizionali (impattate da un prolungato contesto di mercato sfavorevole), ma anche all’indice italiano nel suo complesso.

Le caratteristiche vincenti delle fintech italiane

Per Equita, le fintech italiane hanno delle caratteristiche vincenti che spiegano le performance registrate in passato e la nostra visione positiva sul settore nel medio-lungo termine; in particolare: piattaforme It d’eccellenza; tecnologia come perno dal quale organizzare l’intera attività; assenza di legacy business, un’importante capacità di innovare e di adattarsi ai cambiamenti del mercato, proponendo un’offerta di prodotti e servizi unica per qualità, semplicità e convenienza; scalabilità del business model e forte management team.

Inoltre, avere una piattaforma It d’eccellenza e di proprietà in uno scenario inflazionistico, rappresenta un ulteriore vantaggio competitivo, evitando derive inflazionistiche della base costi.

“In termini di valutazione, le Fintech italiane quotate trattano a multipli a sconto rispetto ai sotto-segmenti di riferimento del fintech a livello globale, e quindi a nostro avviso rappresentano una buona opportunità di investimento a questi livelli. Quanto al digital asset, con un valore di mercato di 1.25 trilioni di euro per le principali 5 cripto-valute (di cui 740 miliardi di euro per il Bitcoin, e 350 miliardi di euro per l’Ethereum) e oltre 200 milioni di utenti, l’universo degli asset digitali secondo noi è diventato troppo grande per essere ignorato, con gli asset digitali che stanno diventando una nuova asset class”.

Il ruolo delle criptovalute

La crescente adozione delle criptovalute e le nuove applicazioni basate su blockchain, secondo Equita, stanno attirando l’attenzione a livello globale, e i governi stanno lavorando per sviluppare regole e politiche in merito. Le valute digitali sono inevitabili, con le banche centrali di paesi che rappresentano oltre il 90% del Pil globale che hanno dichiarato di esplorare le central bank digital currency.

“Crediamo – sottolinea Equita – che ad oggi il livello di incertezza normativa in questo campo sia ancora relativamente alto, tuttavia pensiamo che la regolamentazione possa guidare una maggiore partecipazione degli investitori nel lungo termine, una volta che le “regole del gioco” per gli asset digitali saranno stabilite. A nostro avviso l’Italia ha tutte le potenzialità per diventare uno dei mercati più avanzati per quanto riguarda il fintech”.

Più in generale, stando alla ricerca, il 2021 è stato l’anno più attivo di sempre a livello globale sia per l’attività di finanziamento delle società FinTech private (142 miliardi di dollari di volumi e oltre 3,500 transazioni), che sul fronte M&A (348 miliardi di dollari in termini di volumi transati). Sul mercato pubblico, il 2021 è stato un anno record con 56 Ipo FinTech a livello globale (di cui 39 sul mercato statunitense) con un totale raccolta di oltre 33 miliardi di dollari.

l Nord America si conferma il mercato più grande in termini di attrattività di questi investimenti, seguito dall’Europa e Asia. Mentre nel 2021 nessuna italiana è fra le prime 10 operazioni di financing non compare l’Italia. Il settore fintech a livello globale è atteso crescere a tassi molto interessanti: si va tra il 10-30% Cagr a livello di ricavi nel prossimo triennio a seconda del sotto-segmento del settore.

Il settore tratta a valutazioni apparentemente ricche: 29x-23x il P/e 2022-23e ma giustificate da tassi di crescita importanti. In borsa, il fintech a livello globale ha performato molto bene rispetto ai principali indici +102% di total return negli ultimi 5 anni, sovraperformando i principali indici (Msci World e i settori bancari tradizionali Ue e Usa), nonostante una correzione negli ultimi 12 mesi legati a de-rating multipli per aumento tassi.

Redazione

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