Interviste

De Lorenzo: “Il no della Cassazione sull’alienazione parentale è la vittoria delle madri e dei minori”

"Una vittoria dello Stato di diritto, delle donne-madri e dei minori a cui gli Ermellini riconoscono la centralità del loro diritto ad essere ascoltati da parte del giudice nelle motivazioni di rifiuto di un genitore".

La sentenza della Corte di Cassazione toglie cittadinanza giuridica alla sindrome da alienazione parentale, la cosiddetta Pas, estromettendo una teoria pseudoscientifica dalle aule dei tribunali nei processi per l’affidamento dei minori di coniugi separati. Una teoria introdotta per la prima volta nel 1985 dallo psichiatra statunitense Richard Gardner diffusa in Italia e nel mondo, già censurata dalla Commissione Onu Cedaw (Commissione contro ogni forma di discriminazione sulle donne) che nel 2017 censurò l’Italia ed espresse preoccupazione per l’incremento dei provvedimenti giudiziari che attribuivano alle donne condotte riconducibili alla Pas esclusivamente sulla base di valutazioni di consulenti d’ufficio. A parlarne con F-Mag è la deputata di Leu, componente della Commissione affidi Rina Valeria De Lorenzo.

La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pas, o sindrome da alienazione parentale, deve restare fuori dalle aule di tribunale. Perché questa sentenza viene definita storica?
“L’ordinanza scaturisce dal ricorso dei legali di Laura Massaro, accusata di avere posto in essere condotte ‘alienanti’ rispetto al padre da cui si è separata, che da circa un decennio lotta per l’affidamento del proprio figlio. Una vittoria dello Stato di diritto, delle donne-madri e dei minori a cui gli Ermellini riconoscono la centralità del loro diritto ad essere ascoltati da parte del giudice nelle motivazioni di rifiuto di un genitore. La Corte di Cassazione ribadisce, infatti, che, in tema di affidamento dei figli minori, il loro ascolto costituisca un adempimento previsto a pena di nullità e che non possa essere sostituito dalle risultanze di una consulenza tecnica di ufficio. Per la Cassazione non è accettabile il prelievo forzoso dalla casa della madre del minore che vuole vivere lì, per le conseguenze traumatiche che gli deriverebbero dalla separazione violenta ed autoritativa imposta sul falso presupposto di separarlo da una madre ‘malevola’”.

In che modo la sindrome da alienazione parentale si collega alla violenza di genere?
“Sono centinaia le donne accomunate dallo stesso calvario vissuto da Laura Massaro. Donne vittime di mariti violenti che sono indotte a non denunciare nel timore di perdere la genitorialità nel caso di una sentenza che riconosca l’alienazione parentale o della ‘madre simbiotica’. Un costrutto ascientifico che attribuisce alla madre la responsabilità del comportamento del figlio. I casi documentati dalla Commissione femminicidio al Senato raccontano di storie drammatiche di donne costrette al silenzio, intimidite, limitate nelle loro libertà fondamentali, costrette a subire la più crudele delle violenze; la cosiddetta ‘ablazione di maternità’. Storie tragiche raccolte anche nel corso delle audizioni svoltesi in Commisione d’inchiesta sugli affidi di cui sono componente che ha registrato decine di segnalazioni di donne madri vittime di un costrutto ascientifico, fondato su stereotipi di genere, frutto di un retaggio culturale pericoloso e denigratorio in aperto contrasto con la normativa sulla violenza di genere. Una teoria misogina che emerge nelle centinaia di perizie redatte dai consulenti dei tribunali italiani che, di fatto, puniscono la madre per la scelta di separarsi dal coniuge violento, e il minore che rifiuta sistematicamente di vedere il padre che vive separato dalla madre. Una madre definita “alienante” che rischia di decadere dalla responsabilità genitoriale con il conseguente affidamento del minore in una casa-famiglia. Una ingiustizia che colpisce al cuore la donna la quale pur di non vedersi sottrarre il figlio decide di non denunciare i maltrattamenti del marito violento pur di evitare che le venga sottratto il figlio”.

Quindi l’ordinanza della Corte di Cassazione mette finalmente fine a questa spirale di violenza cancellando il pregiudizio ancestrale nei confronti della donna ritenuta “manipolatrice” e “malevola” e dà seguito alla Conferenza Onu…
 “L’ordinanza della Cassazione segue di pochi giorni la Conferenza dell’ONU sulla lotta contro l’alienazione parentale, sui gravi effetti sulla salvaguardia dei bambini e sul rispetto dell’eguaglianza di genere. Il problema denunciato dall’Onu è che, nel corso degli anni, la PAS è stata usata come giustificazione nel caso in cui i minori esprimessero sentimenti di paura verso un genitore, accusando di condotte condizionanti l’altro genitore, con la conseguenza che il minore veniva affidato a quello violento. Intanto il presidente John Biden ha firmato lo scorso 15 marzo la legge “Kaiden” volta a difendere i minori da un sistema di custodia parentale viziato. La legge prende in nome dalla piccola Kayden Mancuso, una bambina americana di 7 anni brutalmente uccisa nel 2018 dal padre che pur avendo mostrato comportamenti violenti e segni di instabilità, aveva ottenuto dal tribunale il permesso a far visita alla figlia senza la supervisione degli assistenti sociali, nonostante le proteste della madre la quale fu accusata di alienazione parentale”.

Quanti casi del genere sono finiti in tribunale?
Secondo i dati raccolti dalla Commissione parlamentare sul femminicidio sono oltre 1500 le segnalazioni raccolte fino ad aprile dello scorso anno giunte da madri, associazioni di donne e legali che denunciano l’uso illegittimo dell’alienazione parentale nei tribunali. Un’arma processuale misogina utilizzata in palese violazione della Convenzione di Instanbul che all’articolo 31 impone ai tribunali di “prendere in dovuta considerazione gli episodi di violenza di subiti dai figli minori al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli”.

Loredana Lerose

Giornalista pubblicista, laureata in sociologia. Di origine lucana, trapiantata a Napoli da più di vent'anni, appassionata di danza, teatro, letteratura e psicologia. Scrive per il quotidiano Cronache di Napoli dal 2009.

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