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Ministro Brunetta, ma veramente l’Italia è in un “nuovo miracolo economico”?

La sintesi dei dati ISTAT su PIL (e occupazione) ha fornito uno scenario che qualcuno dalle Istituzioni ha accolto come "boom economico". Ma le cose stanno davvero così bene?

Durante la settimana due importanti notizie di carattere economico, legate alla diffusione dei risultati delle rilevazioni ISTAT, sono state condivise dalla stampa italiana:

  1. Il valore definitive del PIL italiano 2021;
  2. Il numero di occupati/disoccupati aggiornato al 2021;

In entrambi i casi, la stampa italiana ha celebrato i risultati raggiunti. C’è chi, come il Ministro alla P.A. Renato Brunetta, si è addirittura spinto a parlare di “nuovo miracolo economico”.

Ma è davvero cosi?

Il dato del PIL Italiano nel 2021 ci dice che l’Italia è cresciuta del 6.5% a fronte di una perdita di PIL del 9% circa del 2020. Ci sono 3 particolari, quindi, da valutare:

  1. Questa crescita ha fatto recuperare il PIL perso?
  2. Cosa stiamo facendo per mantenere questa crescita costante?
  3. Significa che mediamente il Paese è più ricco?

Andiamo con ordine.

Questa crescita ha fatto recuperare il PIL perso?

I numeri sono più bassi e un rimbalzo dopo una caduta era assolutamente prevedibile. Ma dal punto di vista numerico, l’Italia non ha recuperato i valori del 2019 (nemmeno parliamo dei valori del 2008 dove l’Italia aveva un PIL di 500 miliardi più alto). Ma il punto è un altro.

Anche se l’Italia avesse avuto una crescita del 9% il PIL non sarebbe stato recuperato. Come mai? Per un motive semplice: il valore del PIL viene misurato in percentuale. Se un Paese parte da 100 nell’anno N, e ha una perdita di PIL del 10% nell’anno N+1 compensata da una crescita del 10% nell’anno N+2, in realtà’ in termini assoluti rispetto all’anno N il valore del PIL a N+2 è di 99 (100-10+9). Quindi l’Italia avrà l’assoluta necessità di mantenere questa crescita costante negli anni per recuperare il PIL perso nel 2020. Questo ci porta alla domanda 2.

Cosa stiamo facendo per mantenere questa crescita costante?

Risposta breve: poco e niente.

Risposta argomentata: l’Italia per accedere al PNRR ha la necessità di fare due cose: riforme politiche (le famose raccomandazioni che trovate elencate in questo precedente articolo) e raggiungere quelle che nel PNRR sono definite “milestone” per sbloccare i fondi ulteriori.

Questo comporta, a sua volta, due ordini di problemi.

  1. Il problema legato alle raccomandazioni politiche (“ce lo chiede l’Europa”) è che esiste un motivo per cui l’Italia queste famose riforme non le ha mai fatte. Il motivo è che, per una ragione o l’altra, ognuna di queste riforme tocca una particolare casta italiana (le liberalizzazioni toccano tassisti e farmacisti, la Bolkenstein tocca i mercatini e coloro che hanno le concessioni balneari, la riforma della giustizia toccherebbe i magistrati, la riforma della scuola tutto l’impianto di assunzione e formazione dei docenti e via discorrendo). Al momento, e sicuramente in futuro, sarà anche peggio. Non esiste alcuna forza politica, né dentro né fuori dal Parlamento, che voglia intestarsi queste battaglie. Semplicemente, non ne vale la pena dal punto di vista del consenso. Quindi, nel prossimo Parlamento quando Draghi sarà andato via, è probabile che possiamo anche scordarci l’attuazione di qualche riforma (se poi le riforme sono come quella delle aliquote, beh…).
  • Raggiungimento delle milestone. Il problema enorme che l’Italia ha da sempre con i fondi europei (che ci vedono infatti fanalino di coda nella spesa dei fondi strutturali) è che l’UE, per l’erogazione di fondi, richiede una grande programmazione. Ovvero, l’UE ci eroga i fondi necessari per arrivare alla milestone 1 e, completata quella, l’UE eroga i fondi necessary per arrivare alla milestone 2 e cosi via. L’approccio seguito è quindi fortemente legato ai principi di Project Management (cosa praticamente sconosciuta a livello istituzionale in Italia). Anche l’erogazione dei fondi del PNRR (sia quelli in prestito che quelli a fondo perduto) segue una logica del genere. Non è un caso che nel primo Consiglio dei Ministri post-elezione di Sergio Mattarella l’unica richiesta di Draghi è stata quella di tenere d’occhio i funzionari dei ministeri e di pressaerli per il raggiungimento delle milestone.

Questo cosa significa? Significa che, salvo una presa di coscienza nazionale (che al momento non sembra vedersi) l’Italia dal prossimo anno comincerà a perdere I soldi del PNRR ed incolpare l’Europa cattiva e i “tedeschi super cattivoni che non ci danno i soldi”.

Una crescita del PIL significa che il Paese è più ricco?

Vero e falso. Sicuramente la crescita del PIL significa che, mediamente, l’Italia è più ricca, ma il problema grosso è che negli ultimi anni l’UE (come gli Stati Uniti) ha pompato il mercato di soldi mantenendo l’inflazione volutamente molto bassa. Questo meccanismo, semplicemente, non poteva funzionare in eterno.

Quindi fra l’esplosione di questa situazione, la pandemia, l’aumento dei prezzi dell’energia ed il piano keynesiano di Joe Biden per il rilancio dell’economia, è possibile che nei prossimi mesi tutto il mondo verrà scosso da uno scenario di inflazione particolarmente alta che farà diminuire il potere d’acquisto. Questa riduzione del potere d’acquisto avrà, inevitabilmente, una ripercussione sullo stile di vita della classe media, che ha già visto il suo potere d’acquisto diminuire notevolmente, il che creerà terreno fertile (ulteriore) per populisti e masanielli vari.

Capitolo lavoro

Il capitolo lavoro è un altro capitolo dolente, per altre motivazioni.  Bisogna sempre ricordare che quando si parla di lavoro vanno valutate 3 cose:

  1. Tasso di occupati
  2. Tasso di disoccupati (quelli che non hanno lavoro ma che lo cercano attivamente)
  3. Tasso di inattivi (quelli che non hanno lavoro e nemmeno lo cercano)

In Italia il tasso degli occupati è tornato in percentuale ai tassi pre-Covid mentre il numero dei disoccupati è sceso.

Questo dato, che potrebbe sembrare positivo, in realtà non lo è per una serie di ragioni.

  1. L’italia ha un enorme problema di inattivi. Difatti se il numero dei disoccupati è diminuito, il numero degli inattivi non solo è stabile, ma è elevatissimo (35%). Un italiano su tre non solo non ha un lavoro, ma nemmeno si preoccupa di cercarlo: un dato gigantesco che peggiora, inevitabilmente, nel sud Italia. Nessuno dei Paesi civili (tranne la Grecia) ha un tasso di inattivi cosi alto.
  2. L’occupazione sale, ma solo tra gli over 50. Giovani e donne restano stabili (e con valori estremamente bassi) e con forme contrattuali più vicine al precariato. Se da un lato la flessibilità del mercato del lavoro è un valore positivo, dall’altra l’enorme rigidità italiana rende questa flessibilità solo una forma di precariato.

In conclusione, possiamo definire l’Italia come un Paese in declino che cerca di dare risposte semplici a problemi complessi. Problemi che, d’altra parte, nessuno ha voglia di risolvere perché in un modo o nell’altro si andrebbero ad intaccare delle rendite di posizione del proprio elettorato.

Ministro Brunetta, ma veramente l’Italia è in un “nuovo miracolo economico”?

Felice Luca Maglione

Cresciuto e pasciuto in una nota città dell'Italia meridionale costruita alle pendici di un vulcano, come lei si nutre di mille passioni ed interessi che lo hanno reso dall'età di 14 anni il cliente perfetto per ogni negozio di barberia di provincia che si rispetti. Amante delle Isole britanniche e dell'Irlanda (la sua seconda casa) alterna deliri economici, politici e calcistici quando non fa finta di lavorare come analista.

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