Interviste

Geco Expo, la fiera in 3D sostenibile e inclusiva: “La nostra risposta green alla pandemia”

"La risposta è stata una piattaforma virtuale 3D completamente personalizzabile, che ha dato modo di riprodurre digitalmente in tutto e per tutto la fruizione di una fiera, con gli stand cui siamo abituati e i visitatori che si spostano fra uno e l’altro proprio come si farebbe in presenza"

Con l’arrivo della pandemia, tutto il mondo è stato stravolto, in particolare il settore degli eventi. Ma c’è chi non è rimasto a guardare: un esempio di successo e di innovazione è la fiera targata GECO, un summit virtuale tridimensionale dove nessun dettaglio è lasciato al caso. Neanche i temi: GECO Expo punta a sensibilizzare e far crescere la cultura ambientale, dando vita ad una vera e propria community di attivisti, influencer e divulgatori, che hanno abbracciato e si impegnano a promuovere uno stile di vita green. Per comprendere come è nato questo progetto che abbraccia un’ampia filosofia di vita – dalla sostenibilità all’inclusione, dall’innovazione alla socialità – ne abbiamo parlato con il fondatore Daniele Capogna.

Una fiera tridimensionale, con avatar e stanze digitali, per spingere sulla sostenibilità ambientale. Come vi è venuta questa idea e quanto è stato complesso realizzarla?
“Il 2020 si è rivelato un annus horribilis per il mondo e anche la nostra agenzia milanese, Smart Eventi, non ha fatto eccezione: dai 230 eventi organizzati all’anno grazie all’impiego di 15 persone, con l’avvento del Covid-19 si è di colpo ritrovata con l’attività completamente azzerata. Come conciliare quindi il mantenimento in vita di una società con l’impossibilità di continuare a fare ciò in cui il mercato ci riconosce? Anche la solidarietà nei confronti di settori fortemente in sofferenza come il nostro (pensiamo all’intero comparto turistico, ad esempio) ci ha spinti a darci da fare per cercare di trovare un’iniziativa funzionale al nostro rilancio che potesse essere al contempo una vetrina per le tante micro, piccole e medie imprese italiane alle prese con un periodo difficile. Le creative idee del team sin da subito si sono indirizzate spontaneamente verso la sostenibilità, un tema che in questi anni è di importanza sempre più centrale per l’esistenza di tutti. Ma come conciliare un evento globale con l’impossibilità di incontrarsi? La risposta è stata una piattaforma virtuale 3D completamente personalizzabile, che ha dato modo di riprodurre digitalmente in tutto e per tutto la fruizione di una fiera, con gli stand cui siamo abituati e i visitatori che si spostano fra uno e l’altro proprio come si farebbe in presenza. Tutto ciò con il valore aggiunto insito nel mancato bisogno di spostarsi e consumare carburante, o produrre materiale cartaceo o usa-e-getta da esporre: cosa c’è di più sostenibile di un evento virtuale, a basso impatto di suo? Credo che lo scoglio più difficile da abbattere sia stato rendere il progetto appetibile a quello che per noi era il target, dal momento che il nostro essere visionari e – perché no? – un po’ matti poteva non essere del tutto compreso da quel mondo sino a poco prima per forza legato alla maniera tradizionale e non avvezzo al digitale. Ora le call conference sono strumento quotidiano utilizzato da tutti, ma solo due anni fa il loro impiego era del tutto infrequente: figuriamoci cosa sarà sembrata all’inizio una fiera virtuale… Ecco, da questo punto di vista ci sentiamo davvero innovatori”.

Vi sentite un po’ gli antesignani del Metaverso?
“Beh, nella narrativa e nel gaming il Metaverso è già presente dai primi anni Novanta e l’esperienza di mondi come SimCity non è certo una novità, benché solo di recente Zuckerberg abbia fatto conoscere questo termine a miliardi di persone come fenomeno globale grazie al cambio di denominazione dei suoi social. Quindi no, direi che non siamo pionieri in questo senso, ma sicuramente non molti hanno osato declinarlo secondo esigenze commerciali e di visibilità per i tanti operatori dei settori coinvolti nell’evento. Che sia un metaverso o qualsiasi altra realtà, insomma, siamo riusciti a rispondere al colpo e a uscire per fortuna più forti di prima”. 

Quanto ancora c’è da fare per sensibilizzare su stili di vita e imprenditoriali più green e sostenibili? “Abbiamo stabilito dall’inizio che il visitatore di GECO Expo possa partecipare a titolo gratuito: pensiamo davvero che sia necessario che tutti comprendano l’urgenza conseguente al climate change e all’adesione di stili di vista responsabili che possano avere un impatto concreto sul miglioramento del mondo intorno a noi. Ampliare il pubblico dà modo di avvicinare le persone, magari per la prima volta, a spunti e interrogativi che non ci è mai posti. Le tavole rotonde previste a GECO Expo contribuiscono a divulgare le ultime tendenze a un pubblico che assiste liberamente. Cosa significa andare in bici al lavoro? Quali sono le realtà che mi aiutano non sprecare cibo, per la cui produzione si sono utilizzate risorse notevoli? Nel mio tempo libero, sono un turista di massa o cerco di viaggiare con organizzazioni che limitino la mia carbon footprint e diano attenzione al territorio che vado a visitare? Senza una cultura diffusa della sostenibilità, l’umanità non ne uscirà tanto bene; l’aspetto educativo è per noi talmente importante che lo scorso ottobre abbiamo dato il via allo spin-off GECO for School, un progetto rivolto alle scuole superiori italiane in cui gli studenti hanno avuto modo di confrontarsi sui temi proposti con tanto di test e diploma finale. L’aspetto della gamification, con gli avatar dei ragazzi che si muovevano divertiti e al contempo interessati all’interno del mondo virtuale, ha aiutato ad amplificare i messaggi veicolati e ha dimostrato paradossalmente che tutto quanto appreso è traslabile nella realtà quotidiana”.

Nel vostro progetto non c’è solo la sostenibilità, ma anche l’inclusività: quest’anno gli avatar sono personalizzabili con nuovi stili, aprendo anche a religioni differenti e agli orientamenti LGBT. Una rivoluzione nella rivoluzione, segnale di un approccio più sensibile e non scontato al mondo digitale… “Un mondo sostenibile è per antonomasia un mondo virtuoso e rispettoso di tutto e di tutti (anzi, dovremmo scrivere forse di tuttə). Rivolgendoci noi a un target globale, non potevamo restare relegati a una visione standard e binaria: la ricchezza umana coincide con innumerevoli sfaccettature che è importante assecondare, così da rendere l’ambiente inclusivo a favore del benessere di ogni partecipante.  Non solo abbiamo previsto un’ampliata dressing room con nuovi outfit, comprensivi di quelli tipici del mondo musulmano, ma anche un’implementazione delle funzioni di interazione dei nostri avatar con una serie di gestualità tipiche degli eventi in presenza, come alzare la mano, applaudire oppure fare ciao. Chissà se lo stereotipo dell’italiano gesticolante avrà un riscontro…”

Vedremo una terza fiera targata GECO? Quali sono i progetti per il futuro?
“Bella domanda! La prima edizione, che partiva completamente da zero, ci ha dato tante soddisfazioni, con un entusiastico apprezzamento da parte di media, espositori e pubblico che, scambiandosi 7mila biglietti da visita (virtuali!) ci ha portato a voler intanto ampliare i temi di questa seconda edizione. A turismo, energia e mobilità coinvolti nel 2021, abbiamo aggiunto infatti ecofood ed economia circolare, che coprono una bella fetta degli ambiti sostenibili, ma tanti altri sarebbero da approfondire. Stanno salendo a bordo sempre più partner, ma ad oggi siamo sempre noi come società a sostenere il progetto. Con un gioco di parole mutuato dal mondo finanziario, posso affermare che la sostenibilità deve essere anche economica: il nostro slogan è green together, proprio perché da soli la crescita è molto più lenta. Le nostre idee sono tumultuose, non ci vogliamo fermare e crediamo molto in questo format, ma è importante trovare validi comunque sostegni anche istituzionali che possano dare supporto e visibilità a una struttura che è fruibile a 360° e raggiunge enormi bacini potenziali di audience. L’edizione di marzo ci darà sicuramente il polso della situazione: vi aspettiamo a GECO Expo per mostrarvi ciò che intendiamo”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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