Società

Fatturazione elettronica e privacy, il Garante chiede più certezze

Bene le nuove regole di memorizzazione delle fatture elettroniche, ma l'Agenzia delle Entrate si attenga al GDPR: per il Garante della Privacy necessarie maggiori tutele per il consumatore.

Dalla fatturazione elettronica si possono evincere dati sensibili, anzi, sensibilissimi e in alcuni casi estremamente delicati. Leggere le fatture può voler dire comprendere potenzialmente se un individuo si è fermato a dormire fuori, ha chiesto a un investigatore di seguire il coniuge, quali accessori intimi ha comprato. In alcuni casi, si può anche arrivare a dedurre dati giudiziari come nelle cause di risarcimento danni o affidamento di minori.

Il Garante della Privacy lo evince dopo aver esaminato un campione rappresentativo di fatture elettroniche emesse a consumatori e lo fa esprimendo un parere positivo sì, ma con riserve, raccomandazioni e richiesta di garanzie al nuovo schema di memorizzazione che l’Agenzia delle Entrate intende adottare per il futuro, proprio nelle stesse ore in cui sembra ormai certa l’estensione della modalità telematica anche per l’invio delle fatture dei liberi professionisti in regime forfettario.

In estrema sintesi, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione del proprio personale e di Guardia di Finanza i dati delle fatture (compresi beni e servizi acquisiti, quantità e qualità) in formato xml. C’è anche l’ok del Garante, ma a determinate condizioni.

“La memorizzazione integrale delle fatture elettroniche con la conseguente imponente raccolta di dati sui comportamenti di acquisto – spiega il Garante – determina la costruzione di uno specifico, dettagliato profilo di tutti i consumatori in base ai loro gusti, alle loro scelte, alle loro abitudini”. I rischi connessi al trattamento dei dati proposto dall’Agenzia sono “gravi” per il Garante che ha chiesto quindi all’Ente di adottare ulteriori misure a tutela della privacy dei consumatori, al fine di conformarsi ai requisiti imposti dalla normativa europea (GDPR) oltre a quella nazionale di protezione dei dati.

Gli interventi richiesti dal Garante della Privacy all’Agenzia delle Entrate

Può sembrare una scontata evidenza, quella sottolineata dal Garante, ma a quanto pare invece non è così. Il lavoro da fare non è semplice e non è banale. In primis, i dati relativi al settore legale dovranno essere resi inintelligibili in ogni caso.

Altro importante appunto del Garante riguarda quando i dati possono essere consultati: stando alle dichiarazioni, il Garante vuole che “le informazioni contenute nelle fatture elettroniche non potranno essere utilizzate nei confronti del consumatore se non in conseguenza di verifiche fiscali già avviate su operatori economici, le quali lascino presupporre un rischio di evasione fiscale del consumatore stesso“.

In pratica, c’è bisogno di un fondato sospetto (verifica già avviata) per accedere ai dati delle fatture elettroniche. Sono esclusi da questo discorso, chiaramente, i controlli svolti in relazione a richieste di detrazione e/o deduzione delle spese sostenute.

L’Agenzia delle Entrate dovrà inoltre attivare appositi sistemi di controllo e monitoraggio a tutela delle garanzie del consumatore.

Il Garante, contestualmente al rilascio del parere all’Agenzia delle entrate, ha segnalato al Parlamento e al Governo l’opportunità di “introdurre una disposizione legislativa per limitare l’utilizzo delle informazioni contenute nelle fatture elettroniche alle sole finalità di contrasto all’evasione fiscale, limitando i diritti di accesso alla documentazione amministrativa da parte di soggetti non collegati alla fattura, nel rispetto dei principi di proporzionalità, di liceità e correttezza, di limitazione della finalità e di minimizzazione del trattamento”.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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