Economia

L’inflazione che preoccupa l’Italia: prezzi mai così cari dal 2012

Si prospetta un autunno difficile, preludio di un inverno che sarà quanto mai rigido per i cittadini italiani: la colpa è dell’inflazione, che causa un aumento generalizzato e costante dei prezzi, soprattutto dei beni primari di consumo. La preoccupazione è forte e il Paese si avvia verso un terreno scivoloso per la stabilità economica e la ripresa, da una parte, e il benessere socioeconomico delle famiglie, dall’altra.

Secondo l’ultimo report dell’ISTAT pubblicato nelle scorse ore, era dal lontano 2012 che i prezzi medi generali (dai trasporti ai consumi energetici, dai beni primari al paniere di spesa delle famiglie) non subivano un tale aumento:

Nel mese di ottobre, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,7% su base mensile e del 3,0% su base annua (da +2,5% del mese precedente); la stima preliminare era +2,9%.

L’ulteriore accelerazione, su base tendenziale, dell’inflazione è in larga parte dovuta, anche nel mese di ottobre, ai prezzi dei Beni energetici (da +20,2% di settembre a +24,9%) sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15,0%). Accelerano rispetto al mese di settembre, ma in misura minore, anche i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,0% a +2,4%).

rapporto ISTAT su inflazione

In altre parole, l’inflazione a ottobre accelera per il quarto mese consecutivo, dopo la conferma a luglio del tasso di crescita dei prezzi al consumo di giugno e i primi cinque mesi di marcata ripresa, portandosi così da una variazione negativa registrata a dicembre 2020 a una crescita di un’ampiezza che non si registrava da settembre 2012 (quando fu pari a +3,2%).

Il costo dell’inflazione sulla spesa degli italiani

Secondo Assoutenti, il costo dell’inflazione tradotto sulla spesa degli italiani rappresenta quello che viene definito, senza timore di esagerare, “un massacro per le tasche delle famiglie“.

“Tra bollette, materie prime e listini dei carburanti le famiglie stanno subendo rincari a cascata, una situazione che non si registrava in Italia dal 2012 – spiega il presidente Furio Truzzi – Solo per la voce trasporti, che ad ottobre cresce del +8,7% sul 2020, una famiglia con due figli spende oggi +470 euro su base annua. Una corsa di prezzi e tariffe che non solo impoverisce le famiglie, ma avrà ripercussioni per l’intera economia nazionale: a fronte di una inflazione in salita i consumatori ridurranno inevitabilmente la spesa”.

“Il rischio concreto, quindi, è un crollo dei consumi di Natale che il Governo deve assolutamente evitare, adottando provvedimenti urgenti per frenare l’escalation dei prezzi, a partire dal taglio di Iva e accise sui carburanti”, conclude Truzzi.

Il Codacons, dal canto suo, quantifica la “stangata” dovuta all’inflazione ad un aumento di 922 euro annui per la famiglia media (due genitori, due figli).

Si tratta dei valori più alti registrati negli ultimi 9 anni, un andamento al rialzo che conferma purtroppo i nostri allarmi e che proseguirà nelle prossime settimane. A trainare i prezzi, ancora una volta, il caro-energia, con le bollette di luce e gas che hanno subito enormi rincari ad ottobre, e la corsa senza sosta dei listini dei carburanti, che oggi costano alla pompa il 30% in più rispetto allo scorso anno. Siamo in presenza di un vero e proprio allarme Natale, perché il rialzo dei listini al dettaglio eroderà il potere d’acquisto delle famiglie determinando tagli sul fronte dei consumi legati alle festività, con i cittadini che reagiranno ai rincari riducendo la spesa”.

Ulteriore preoccupazione viene espressa anche dal Governo, nella figura del Viceministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto:

“Lo stock di risparmio accumulato durante le fasi più acute dell’emergenza sanitaria rimane elevato e potrebbe continuare ad alimentare la domanda anche nella parte finale dall’anno in corso in cui è previsto un rimbalzo in tutti i settori: beni di investimento (+ 12,8 per cento), agroalimentare (+11 per cento), beni intermedi (+10,3 per cento) e beni di consumo (+10 per cento). Tuttavia, sappiamo che a fronte di questi numeri sta riemergendo un fenomeno dimenticato negli ultimi anni: l’inflazione”.

“I vincoli all’offerta di materie prime e semilavorati, unitamente ai rallentamenti dei trasporti marittimi internazionali, hanno comportato forti incrementi nel prezzo delle importazioni che si sono scaricati inevitabilmente su quelli al consumo, con rischi annunciati anche per i prossimi dodici mesi […] “Non a caso la legge di bilancio appena presentata è di stampo espansivo, così da sostenere la ripresa: prevede il taglio delle tasse, ulteriori investimenti produttivi e un miglioramento della spesa” ha concluso il viceministro invitato all’assemblea di Confesercenti in corso a Roma.

La situazione in Europa

L’inflazione, dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia e del carburante, non è affare solo italiano ma è un’onta che minaccia tutta l’Europa: la presidente della Bce, Christine Lagarde, parlando in audizione alla commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo, ha affermato

“La spinta della crescita è più moderata a casa delle strozzature degli approvvigionamenti e dei prezzi dell’energia, la scarsità di attrezzature, materiale, forza lavoro. La durata di queste strozzature è incerta. E’ probabile che dureranno diversi mesi e cominceranno ad allentarsi durante il 2022”.

Ancora, “vediamo ancora che l’inflazione si modererà il prossimo anno, ma ci vorrà più tempo di quanto inizialmente previsto”. “Anche dopo la fine dell’emergenza pandemica, sarà comunque importante che la politica monetaria, compresa l’opportuna calibrazione degli acquisti di obbligazioni, sostenga la ripresa in tutta l’area euro e un ritorno sostenibile dell’inflazione al nostro target del 2%”.

La strada, insomma, è in salita per tutti. Si spera che a pagarne i costi non siano i più fragili, ma che si investa presto in (ulteriori) politiche economiche e sociali che tendano una mano alle famiglie, alle imprese e ai consumatori.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button