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Cos’è la Sugar Tax: il dibattito tra la salute e l’iniquità delle scelte politiche

Sugart Tax si, Sugar Tax no. L’approvazione e la messa in atto, già più volte rimandata e ora fissata al primo gennaio 2023, della tassa sugli zuccheri ha creato non poche polemiche e dubbi, soprattutto sulla sua utilità e relativamente ai danni che potrebbe causare al comparto produttivo.

Ma di cosa si tratta? La Sugar Tax, in effetti, implica un aumento di dieci euro ad ettolitro sulla produzione e sulla vendita di bevande analcoliche dal gusto dolce (indipendentemente dal fatto che contengano o meno zuccheri). In altre parole, a partire da gennaio 2023 con l’applicazione della Sugar Tax costeranno di più la Coca-Cola, la Fanta, gli energy drink e così via, anche nella versione “zero zuccheri”.

Perché e come nasce la Sugar Tax

La Sugar Tax, già inserita in alcuni Paesi degli Stati Uniti e in alcuni Stati Europei, ha lo scopo di frenare, per motivi legati alla salute, all’obesità, allo sviluppo del diabete mellito di tipo 2 e alle carie, l’utilizzo di bevande zuccherate. Gli altri nomi della Sugar Tax sono la soda tax (in California) o la fat tax (in Danimarca, ad esempio, rivolta genericamente a tutti i cibi considerati non salubri).

In Italia, secondo quanto riportano le fonti, se ne è iniziato a parlarne nel 2018 quando, a fronte di un’alta incidenza di casi di diabete e di obesità (anche e soprattutto infantile) dovuta all’alimentazione non corretta, la Società Italiana di Diabetologia chiese all’allora Ministro alla Salute Giulia Grillo di valutare l’inserimento anche nell’ordinamento nostrano di una tassa sulle bevande considerate “rischiose” per la salute e complici della grande insorgenza di malattie invalidanti (e costose per il servizio sanitario nazionale).

Nel corso dei mesi successivi, prese vita un dibattito che ha visto contrapposte le rappresentanze di settore (come era ovvio che fosse) e i sostenitori di una dieta sana ed equilibrata. Nel 2019, infine, l’allora Premier Giuseppe Conte decise di introdurre la Sugar Tax nella manovra di bilancio, contenente per l’appunto un aumento di dieci euro ad ettolitro nel caso di prodotti finiti e di 0,25 euro per chilogrammo nel caso di prodotti da diluire, con lo scopo di finanziare la ricerca e la formazione dai proventi.

Arrivando ai giorni nostri, la manovra di bilancio 2022 fissa al primo gennaio 2023 l’introduzione della Sugar Tax anche in Italia.

Per questo motivo si prevede, secondo Assobibe (l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche) un aumento medio del 13% per le aranciate, dell’11% per chinotti, sode, limonate e aperitivi analcolici.

Il dibattito sulla Sugar Tax fra pro e contro

La questione della Sugar Tax è controversa per tutta una serie di motivi. In primis, le evidenze scientifiche (studi internazionali effettuati nel 2010, 2011, 2014 e 2016) hanno dimostrato alcuni effetti positivi: in primis, un risparmio per il sistema sanitario pubblico di non poco conto e un maggiore introito nelle casse dello Stato; in secondo luogo, il concreto effetto sulla salute dovuta alla minore assunzione di zuccheri e grassi, con un’incidenza in termini di peso fra i 2 e i 4 kg in meno per persona che abitualmente consuma questa tipologia di bevande.

Questo perché, rispetto al cibo solido “grasso”, lo zucchero contenuto nelle bevande viene assorbito più velocemente dall’organismo, e non venendo trasformato in energia dal corpo intacca quasi immediatamente il tessuto adiposo dell’individuo.

Inoltre, fra i sostenitori della Sugar Tax è ricorrente l’analogia con la tassa sul tabacco: aumentando il costo delle sigarette (Monopolio di Stato) vi è di fatto una riduzione del consumo. Questa analogia, però, secondo alcuni studiosi regge poco perché, in effetti, aumentando i prezzi non si elimina del tutto il problema ma si vanno a colpire le fasce della popolazione meno abbienti (quelle, cioè, che non hanno la reale possibilità economica di spendere una cifra X + Y sul bene desiderato).

D’altra parte, le accuse contro la Sugar Tax sottolineano quanto sia una tassa dannosa per quella fetta di mercato, perché ridurrebbe non solo i ricavi ma anche la produzione e gli investimenti delle imprese stesse. Non solo:

“Secondo l’indagine Nomisma, il 60% dei consumatori è per nulla o poco d’accordo con questo provvedimento perché lo ritiene inutile ed unicamente uno strumento per generare introiti – spiega Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe – Ancora più evidente il dissenso degli italiani quando scoprono che la tassa colpisce anche le bevande analcoliche senza zucchero: in questo caso la percentuale dei contrari o poco favorevoli sale all’83%”.

“Non convincono le finalità dell’imposta: secondo gli intervistati, infatti, la Sugar tax non porterà ad una riduzione significativa dei consumi di bibite analcoliche visto che per il 76% non favorirà la riduzione dell’obesità tra i giovani né faciliterà una corretta alimentazione. Va ricordato, infatti, che le bevande analcoliche sono responsabili solo dell’1% dell’apporto di zucchero assunto quotidianamente”.

Ma l’Italia come sta messa?

Ancora, non sono da ignorare i dati relativi al consumo nostrano di di bevande zuccherate: in Europa, sembrerebbe che l’Italia sia fra i Paesi che ne consumano di meno. Altro fattore da considerare, infine, è legato alla produzione delle bevande in questione: negli ultimi dieci-quindici anni, sul mercato sono presenti le versioni “senza calorie e zuccheri”, con una produzione che si attesta attorno al 74%.

Al netto della discussione di tipo “tecnico” sulla Sugar Tax, andrebbe forse considerato se sia giusto o meno in qualche modo “demonizzare” un prodotto rispetto ad altri. Quello che forse ci si aspetterebbe dal Governo è che abbia uno sguardo ampio sulla questione “salute e benessere” dei cittadini, non imputando ad un solo fattore (produttivo, alimentare, di consumo) i rischi per la salute ma considerando nel complesso cosa effettivamente può migliorare e favorire le scelte alimentari corrette e sane dei cittadini.

Ad iniziare da una sana educazione alimentare, fin dai primi anni dell’infanzia, al controllo dei messaggi pubblicitari in fascia protetta anche sulle reti nazionali, finendo per inserire – se l’obiettivo primario è la salute – in estrema ratio una tassa su tutto ciò che è ritenuto dannoso per l’uomo, favorendo altresì sgravi per il consumo di alimenti salutari e l’attività sportiva.

Altrimenti, potrebbe configurarsi il serio rischio che si configuri come una scelta politica iniqua per i consumatori e per i produttori.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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