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Caricabatterie, svolta storica: l’Europa impone il cavo unico

Giro di vite su smartphone e dispositivi digitali: in queste ore in Commissione europea approvato l'ingresso unico di ricarica. Una misura "per i consumatori e per l'ambiente", secondo l'UE

Che sui caricabatterie dei nostri dispositivi digitali si stia giocando una partita tutt’altro che sottovalutabile era comprensibile già dalle decisioni delle big dell’hi-tech (Apple in primis) che già da qualche mese hanno deciso di togliere i caricatori dagli scatoli dei nuovi smartphone, e più in generale di trasformare lo strumento di ricarica non più in un’obbligatoria componente all’acquisto del nuovo dispositivo digitale.

Ma che sulla capacità di caricare batterie si giochi un’altra partita altrettanto importante è altrettanto palese (si veda Xiaomi che con i suoi futuri dispositivi garantisce ricariche complete in soli 15 minuti). Una sottile linea separa i motivi di una scelta del genere: commerciale (trasformando il mercato dei caricabatterie in un mercato a sé stante con tanto di performance) o di sostenibilità ambientale?

L’intervento dell’Unione Europea sui caricabatterie

Ecco, secondo l’Unione Europea la questione riguarda entrambi i campi. Almeno, questo è quanto si evince dalle dichiarazioni – a caldo – di queste ore in cui l’Europa imporrà il caricabatterie unico per caricare i dispositivi digitali (smartphone e tablet su tutti). Questo in cosa si tradurrà, nello specifico?

Nell’unico ingresso per alimentare il dispositivo (principale indiziato il type C), e quindi in un’unica tipologia di cavo per tutti i nostri smartphone. Il vostro collega d’ufficio, tra qualche anno, non avrà più scuse sull’incompatibilità del suo caricabatterie per non prestarvelo, in sintesi.

Ad essere interessati da questa misura saranno, oltre a smartphone e tablet, dispositivi come le macchine fotografiche digitali, cuffie e auricolari, device per i videogiochi (ad es. i joypad) e le casse audio portatili. Esclusi al momento pc e stazioni di ricarica wireless.

Certo, al momento si tratta della proposta che è stata presentata in queste ore in Commissione europea per l’ingresso unico, e prima di questa svolta epocale (ma, ancor prima, alla risposta dei big di settore) si dovrà lavorare “sulla proposta legislativa”, come spiega Anna Cavazzini (Verdi, Germania).

“Faremo del nostro meglio – spiega – per assicurare una cooperazione senza intoppi con la Commissione e il Consiglio per raggiungere un accordo che farà bene sia ai consumatori che all’industria, con gli obiettivi del Green Deal al centro”.

E se nelle dichiarazioni riportate da Adnkronos Cavazzini ci scherza sopra, o almeno speriamo (“Finalmente ci libereremo del groviglio di cavi nei nostri cassetti: non se ne può più di avere nella borsa il cavo sbagliato per l’apparecchio che trasportiamo”), poi l’europarlamentare si fa seria.

“I cavi di ricarica uniformi aiuteranno i consumatori a risparmiare denaro e a salvare le risorse del pianeta. Gli equipaggiamenti elettronici ed elettrici continuano ad essere uno dei filoni di spazzatura che crescono più rapidamente nell’Ue; è particolarmente importante che le regole che vengono proposte si applichino non solo agli smartphone, ma anche ai tablet e ad altri apparecchi mobili, come richiesto dal Parlamento Europeo”.

Anna Cavazzini, Verdi

Ogni volta che facciamo una proposta, dicono che è contro l’innovazione“. Rigetta così le critiche il commissario europeo all’Industria Thierry Breton. Le obiezioni arrivano da parte dell’industria alla proposta legislativa che mira ad imporre l’adozione di una porta di ricarica unica per telefonini, tablet e altri apparecchi portatili. “La proposta legislativa non è affatto contro l’innovazione, né contro chicchessia: è per i consumatori europei”.

Resta da capire come la grande industria deciderà di regolarsi per quella che rappresenta una svolta epocale sui caricabatterie. Per ora, se guardiamo i numeri sembrano dare ragione all’UE: ogni cittadino europeo mediamente possiede tre caricabatterie diversi di cui due utilizzati regolarmente.

I consumatori europei spendono “circa 2,4 mld di euro l’anno in caricatori acquistati separatamente dagli apparecchi“; con questa scelta si stima un caldo di almeno 1.000 tonnellate annue di electronic junk: i caricatori inutilizzati e gettati via, secondo stime comunitarie, pesano in Europa per circa 11mila tonnellate all’anno.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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