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Cassa integrazione, il MEF chiarisce: nessun blocco, erogazioni dipendono da INPS

C’è un polverone di polemica sull’erogazione della cassa integrazione Covid (quella gratuita per le aziende): circa 600mila beneficiari hanno lamentato, secondo quanto riportato da Italia Oggi, che dal mese di aprile è ancora tutto fermo. Insomma, oltre il danno (economico, sanitario e sociale) la beffa sembrerebbe accompagnare ancora una volta la congiuntura pandemica, in una sorta di percorso ad ostacoli senza fine, in cui il MEF e l’INPS giocano sulla linea burocratica delle reciproche responsabilità.

A rimetterci, nemmeno a dirlo, ancora una volta sono i cittadini. Ma vediamo cosa è successo.

Cassa integrazione saltata, la denuncia

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, in un articolo a firma di Daniele Cirioli,

l’Inps non riuscirebbe a pagare le indennità perché non ha sufficienti soldi. E i soldi non ci sarebbero perché è la ragioneria dello stato a non sbloccarli. Ovvero, quando li sblocca, lo fa a «tranche», non tutti in una volta, causando i rallentamenti tra il momento di autorizzazione alla cassa integrazione e quello di erogazione delle relative prestazioni.

La questione è imbarazzante, perché non emergono anomalie nella procedura: ogni soggetto, cioè, sembra fare bene la propria parte. L’Inps è al passo con i tempi di autorizzazione delle istanze presentate dai datori di lavoro. [l’INPS] Avrebbe solamente cinque mila pratiche ancora in lavorazione ma per altre problematiche. A loro volta, le imprese con l’impegno dei consulenti riescono scrupolosamente a rispettare procedure e tempistiche fissate dai vari atti normativi e dalle istruzioni di ministero del lavoro ed Inps.

Daniele Cirioli

Insomma, anche se tutti sembrano conoscere la situazione e lavorare per risolverla, ad oggi vi sono ancora 600mila dipendenti in attesa di ricevere la cassa integrazione da ben cinque mesi. La causa? Secondo l’INPS, la ragioneria dello stato non può sbloccare tutti i fondi messi a disposizione perché – da regolamento – è una tipologia di procedura che procede per scaglioni temporanei, non con un’unica liquidazione.

Questo perché, spiega Cirioli, il sistema è tarato

sulla base del “tiraggio” periodico. Il fine? Fare cassa, risparmiare. Il tiraggio è il rapporto fra le ore autorizzate dall’Inps e quelle effettivamente utilizzate dalle aziende. Nel 2020 è stato pari al 35% per la Cigo e al 50% per la Cigs e Cigd. Ciò vuol dire che le aziende hanno richiesto più ore di cassa integrazione di quelle poi utilizzate. Al 31 dicembre 2020, le ore autorizzate sono state 2,96 miliardi e soltanto 1,19 miliardi quelle utilizzate effettivamente dalle imprese.

Il governo dovrebbe intervenire. In pratica, ci si illude che, mediante il tiraggio, si riesca a fare economia di cassa utilizzando i fondi stanziati e non utilizzati per finanziare i successivi interventi. 

La posizione del MEF

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ci sta. O meglio, immediatamente ha chiarito in un comunicato stampa che

la Ragioneria Generale dello Stato non ha bloccato né ritardato in alcun modo il trasferimento delle somme da destinare alla quota di integrazioni salariali finanziata dallo Stato per il 2021. Tali somme, determinate sulla base delle relazioni tecniche redatte da Inps e Ministero del Lavoro, sono parametrate alla previsione degli effettivi utilizzi.

Le risorse finanziarie previste a legislazione vigente per l’attività di riconoscimento dei trattamenti da parte dell’Inps sono state rese disponibili integralmente e immediatamente, non essendo prevista alcuna modalità di erogazione “a tranche” da parte della Ragioneria Generale.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Ragioneria Generale dello Stato hanno fornito tutto il necessario e tempestivo supporto, anche attraverso il dialogo costante con le strutture INPS, per il superamento dei blocchi autorizzatori determinati dalle modalità di imputazione adottate dell’Istituto di previdenza, anche suggerendo una diversa e più flessibile allocazione delle risorse previste tra i diversi istituti di integrazione salariale e in relazione agli specifici stanziamenti di bilancio previsti, al fine di agevolare l’attività amministrativa e di riconoscimento dei trattamenti di integrazione salariale.

dal sito del MEF

Questa volta, fra i due litiganti i terzi non godono: si vive ancora nell’attesa di comprendere in capo a quale Ente vi sia la responsabilità di procedere a rimuovere i blocchi sostanziali che lasciano a secco di risorse economiche dipendenti e lavoratori che non stanno vivendo un periodo sereno.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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