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ICT, 6 skill necessarie per i programmatori del futuro

I programmatori oggi più richiesti sono quelli capaci di evolversi in “architetti del digitale”, pronti a muoversi all’interno di un range molto ampio di competenze: questo perché si muovono in un corollario mutato dalla pandemia, che – se ha avuto anche un solo pregio – è stato quello di dare una forte spinta al mondo degli strumenti digitali. L’industria ICT, infatti, sta cambiando rapidamente e il mercato richiede soprattutto risorse umane e programmatori che siano più trasversali, in particolare per quanto concerne le digital skills.

In Italia, anche le parti sociali e sindacali si sono rese conto di questo mutamento, tanto da richiedere a gran voce e siglare il primo CCNL per il settore dell’ICT: questo prevede non solo livelli di trattamenti economici minimi di garanzia e mappatura dei profili che ruotano attorno al mondo dell’ICT, ma suddivide in categorie professionali i lavoratori del settore, in linea con gli standard europei.

A oggi, infatti, i profili professionali non erano ufficialmente riconosciuti nella loro specificità e per questo venivano impropriamente assimilati a figure afferenti ad altri settori, come quelli della metalmeccanica e del commercio e i relativi inquadramenti economici. Non solo: spesso programmatori e sviluppatori vengono confusi all’interno delle aziende, ma le competenze e le skills che li caratterizzano sono differenti.

Secondo l’indagine portata avanti da Academique, business & technology school, inoltre

l’industria ICT sta cambiando e non ricerca più solo figure monodisciplinari, capaci solo di prendere in carico piccole porzioni del lavoro digitale, ma vengono richiesti professionisti che sappiano muoversi agevolmente all’interno di un range sempre più vasto di competenze – dalla messagistica istantanea ai calendar condivisi, fino ad arrivare agli strumenti per costruire una strategia di digital marketing e di ecommerce.

Come affrontare il mercato del futuro da programmatori?

A rispondere a questa domanda ci ha pensato Andrea Ciofani, fondatore di Academyque, che ha individuato sei diverse skills che tutti i programmatori dovrebbero avere per essere pronti ad affrontare il “nuovo” mondo del lavoro.

In primis, suggerisce Ciofani, è necessario (ma questo per tutti) saper organizzare il proprio tempo. Facile a dirsi, ma più difficile a farsi:

soprattutto con l’imposizione dello smart working in molti luoghi di lavoro, è importante che chiunque da remoto possa avere a portata di mano gli strumenti digitali più all’avanguardia per saper gestire il proprio tempo e rispettare le scadenze, anche se da casa e da solo. Un primo passo può essere quello di organizzare le giornate per tematiche e dare a ciascuna un colore: il lunedì, giorno di allineamento, riunioni e incontri con il management, avrà il colore verde; martedì è dedicato allo sviluppo del prodotto e avrà il colore giallo; mercoledì al rilascio e avrà il colore rosso, e così via.

Per fare questo, oltre a una normale agenda di carta, si possono utilizzare strumenti facili e intuitivi come il calendar di Google o un semplice excel, meglio ancora se con l’utilizzo di formule che permettono di aggiornare automaticamente le azioni in corso da quelle “to do”, per avere sempre sotto controllo lo stato delle attività.

Andrea Ciofani

In secondo luogo (e anche questo è un consiglio che a nostro avviso può essere riproposto a diversi ruoli e settori dell’organizzazione per cui si lavora, non solo per i programmatori) è fondamentale comunicare con altre aree aziendali:

essere capaci di lavorare da soli e di portare a termine le proprie attività necessita della collaborazione degli altri o di un supporto nei confronti di altre persone. Programmatori e sviluppatori sono per antonomasia i nerd che lavorano a tu per tu con il proprio computer, a volte per lunghe ore, spesso senza troppe interazioni con gli stessi colleghi. Purtroppo, però, in molti casi è proprio il programmatore o lo sviluppatore che deve fornire le informazioni necessarie alle altre aree, prima del rilascio del prodotto o del servizio. Ecco perché è importante saper sviluppare la capacità di comunicare anche con i colleghi del marketing, per esempio, utilizzando un linguaggio che sia comprensibile a entrambi.

Come? Partecipando a corsi di formazione, per esempio, partendo dalle basi del digital marketing, che aiuteranno anche a migliorare la capacità di interazione con il cliente stesso. E poi utilizzare le chat aziendali per scambiarsi materiali, suggerimenti e opinioni o seguire le pagine social e digital dell’azienda, per rimanere sempre aggiornati sulle novità messe in gioco dal reparto marketing.

Andrea Ciofani

Ancora, è fondamentale l’automotivazione: condividere i propri successi con gli altri. I programmatori lavorano in solitaria e, molto spesso, condividono successi e insuccessi solo con se stesso.

questo può provocare una rottura con i colleghi, oltre a un calo di motivazione personale, soprattutto con il lavoro da remoto che limita ancora di più i contatti. Per trovare la spinta produttiva e non isolarsi, anche quando non c’è nessuno accanto che incoraggi lo sviluppo, si possono usare tool come Basecamp, Workplace di Facebook o Slack. Questi programmi aziendali vengono utilizzati proprio per favorire la condivisione delle informazioni e rimanere connessi con il proprio team, grazie a delle chat intuitive che permettono a tutti di vedere in tempo reale cosa stanno facendo i colleghi. Ricevere feedback e condividere il proprio lavoro aiuterà sicuramente a non chiudersi nello stereotipo del nerd.  

Diventa necessario, soprattutto in questo momento, avere buone capacità di scrittura:

con il lavoro da remoto abbiamo riscoperto il valore della comunicazione scritta, insieme a quella verbale dettata dalle videochiamate. Non avendo a disposizione un collega seduto nelle vicinanze per porre domande o gestire idee, anche gli stessi programmatori e gli sviluppatori sono stati costretti ad adeguarsi alla scrittura, tra chat aziendali, email, ma anche documenti strategici di prodotto, per comunicare con i clienti o con il proprio manager.

Comunicare efficacemente attraverso la scrittura è quindi diventata una prerogativa di tutti gli smart worker, anche in questo settore. Per farlo, può essere utile partecipare a un corso di copywriting, anche di livello base, così da acquisire buone capacità di scrittura per il web, uniformare il linguaggio tra le varie aree aziendali e sviluppare maggiore attitudine al problem solving quando un cliente vuole sapere, per iscritto, lo stato di avanzamento del lavoro, non conoscendo il linguaggio tecnico o informatico.

Anche per i programmatori, non bisogna mai dimenticare l’importanza dell’aggiornamento continuo:

partecipare a riunioni e corsi di aggiornamento mensili o settimanali, anche online, aiuta anche i più nerd a relazionarsi meglio con il team e acquisire conoscenze a tutto tondo su altri settori. Ma perché un programmatore dovrebbe avere competenze in digital marketing o conoscere le regole di vendita di un ecommerce? Succede spesso che alcuni sviluppatori abbiano idee grandiose, ma non sanno come condividerle con il team, poiché la capacità di comunicarle li blocca.

In questo senso diventano fondamentali le soft skills, soprattutto se pensiamo che il lavoro in capo allo sviluppatore è quello che nella maggior parte dei casi viene fruito dal pubblico. Non si tratta solo della parte nascosta dello sviluppo, fatto di codici e linguaggi informatici. Introdurre al manager una procedura, saper spiegare perché un’interfaccia grafica funziona meglio di un’altra, acquisire tecniche di persuasione con il cliente, sono competenze che si possono acquisire con percorsi paralleli allo sviluppo informatico che sicuramente miglioreranno anche la percezione dell’azienda e della persona stessa agli occhi del cliente.

Ultimo consiglio, è quello di approfondire soprattutto con se stessi, disciplina e capacità di analisi:

si dice che la risposta media dei programmatori alla domanda ‘si può fare?’ è sicuramente ‘sì’, ma diventa un ‘non lo so’ quando si parla del tempo di sviluppo. Perché? Perché molti corsi di programmazione insegnano a programmare ma non a fare l’analisi, una cosa che lo sviluppatore deve assolutamente fare prima di mettere mano al codice. Per analisi si intende la disamina del problema, il beneficio che porta la sua risoluzione e quali sono gli eventuali problemi correlati allo sviluppo di quella procedura. Se esiste una figura come l’analista, che si occupa nello specifico di fare l’analisi, molto spesso nelle aziende sono i programmatori stessi ad assumere entrambi i ruoli.

Ma in pochi sanno che iniziare a scrivere codice senza fare l’analisi è uno spreco di tempo di circa l’80% per qualsiasi sviluppatore o programmatore, anche i più talentuosi. Quando non sono i programmatori fare l’analisi, è importante comunque che lui stesso sia in grado di leggerla. Se nei normali corsi universitari non si trovano questo tipo di competenze, frequentare un corso che abbia delle basi di analisi applicate allo sviluppo può essere un plus che permetterà al programmatore e allo sviluppatore di organizzarsi meglio, non subire ritardi sulle scadenze e, di conseguenza, non pesare su tutta la squadra.

Insomma, per essere “nuovi” programmatori è necessario non solo saper fare, ma anche saperlo comunicare, interagire e darsi uno schema organizzativo. I consigli riportati in questo articolo sono ad ampio spettro, ma non è detto che non possano essere uno spunto di riflessione per i programmatori di oggi e di domani.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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