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Startup, basta alla burocrazia vecchio stampo: la denuncia di Pozza (Unioncamere)

"Vorrei ricordare che quando arrivano allo sportello camerale i giovani imprenditori non sono degli sprovveduti, ma si presentano già con la consulenza dei loro professionisti (commercialisti e ragionieri per esempio) e con un business plan già pronto e dettagliato"

Si torna a parlare di startup e notai, di burocrazia e di leve (in questo caso, mancate) per lo sviluppo imprenditoriale. Questa volta ad alzare la voce è Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto che affida ad un comunicato stampa diramato nelle scorse ore la denuncia di quanto stia diventando complessa la situazione.

Prima di procedere, però, occorre fare un passo indietro per ricostruire gli sviluppi della situazione: lo scorso 29 marzo, il Consiglio di Stato ha annullato il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) che permetteva la costituzione delle startup innovative direttamente online, senza alcuna “vidimazione” del notaio o, in altri termini, “in assenza di atto pubblico”. 

Sebbene alcuni esponenti politici stiano lavorando per ripristinare il decreto Ministeriale, come il Deputato M5S Luca Carabetta intervistato da F-MAG nei mesi scorsi, non sembra che la situazione sia stata risolta in modalità che svincolino la costituzione delle startup all’atto notarile. Infatti, lo scorso 16 giugno la Commissione Bilancio della Camera si è espressa riammettendo solo parte del correttivo, trovando accoglimento solo per il punto relativo alla legittimità di 3500 startup che si sono costituite online dal 2016 su cui la sentenza del Consiglio di Stato aveva posto dubbi.

Niente di fatto per il futuro e su questo il Presidente Pozza non ci sta.

Startup, se la burocrazia è un problema

Già negli scorsi mesi riflettevamo sull’idiosincrasia che è venuta a crearsi: da un lato, il Governo che spinge sulla digitalizzazione e sullo switch off della Pubblica Amministrazione; dall’altro, un coacervo di regole e procedure da rifare.

Sulla scia di questa riflessione, il Presidente Pozza spiega le ragioni per cui difende la possibilità di iscrizione online: “il sistema camerale in questi anni ha sempre lavorato al fianco delle startup innovative offrendo supporto e consulenza soprattutto nella fase di costituzione. Vorrei ricordare che quando arrivano allo sportello camerale i giovani imprenditori non sono degli sprovveduti, ma si presentano già con la consulenza dei loro professionisti (commercialisti e ragionieri per esempio) e con un business plan già pronto e dettagliato. Le ragioni poste dall’ordine professionale che denuncia una mancanza di controllo sono pretestuose perché le Camere di Commercio italiane grazie ad Infocamere detengono i dati delle imprese fin dalla loro nascita monitorando poi la loro evoluzione fino alla chiusura tanto è vero che questi dati Unioncamere li mette a disposizione di Prefetture, Questure, Guarda di Finanza con l’obiettivo di contribuire a contrastare il malaffare e le criminalità. Il nostro impegno non si esaurisce qui perché da anni il sistema camerale investe anche nella formazione dentro le scuole con progetti dedicati, protocolli d’intesa e collaborazioni con associazioni di categoria come quella con Coldiretti per sconfiggere le agromafie”.

“Si apprende, poi, che questo ordine di recente si è impegnato a ridurre i tempi con la creazione di una piattaforma digitale per le start up innovative e vuole diminuire i costi fino costi al minimo tariffario: meglio tardi che mai. In questi giorni il tema delle startup innovative sta creando un dibattito importante che testimonia l’attenzione sul tema e ci doveva essere un emendamento per mettere mano ad un problema molto serio che riguarda quelle startup innovative che si sono costituite in Camera di Commercio ed oggi non sanno cosa fare e che fine faranno. Devono recarsi dal notaio e ricominciare daccapo? Questo ha creato preoccupazione e soprattutto incertezza, che è la cosa peggiore nel mondo dell’impresa. È più che mai necessario trovare una soluzione e dare una risposta a questi giovani imprenditori”.

Il Governo crede fortemente nella digitalizzazione del Paese e si prepara ad investire molto in questo ambito con la maggior parte delle risorse che arrivano dall’Europa. E le startup innovative sono il motore per far correre transizione digitale ed innovazione. Allora ci chiediamo perché con la mano destra si indica una direzione e con la sinistra quella diametralmente opposta, ma questo fa parte della tradizione italiana spesso vittima delle corporazioni. Per questo mi appello al Governo, al presidente Draghi, alle forze politiche, alle associazioni di categoria per dare una soluzione al problema. La Camere di Commercio sono a fianco di imprese e dei giovani imprenditori. Con queste decisioni si incentiva la fuga dal nostro Paese e ci lasciamo scappare le energie migliori. Poi non ci possiamo lamentare”.

“Questa scelta pesa sul futuro dei nostri giovani perché nella competizione globale con altri start upper europei partono in svantaggio ai blocchi di partenza se consideriamo che in Francia ed Inghilterra, per esempio, il passaggio con il notaio non serve. Per questo non possiamo tornare indietro rendendo complessa la costituzione di startup innovative motore dello sviluppo”

Ciò che resta chiaro è che la partita è ancora aperta per cambiare il sistema burocratizzante dell’avvio delle startup.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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