Impresa e StartupGreenInterviste

Gennaro Tammaro: l’impresa funebre guarda a digital e ambiente

Il settore cimiteriale oltre la visione folkloristica dello stesso: aziende che restano sul mercato, guardano alle possibilità di innovazione e tecnologia. E a un mondo più eco-sostenibile. La testimonianza di Gennaro Tammaro, impresario funebre di terza generazione.

Gennaro Tammaro rappresenta la terza generazione di impresari funebri dell’omonima ditta, nata dal nonno che portava il suo stesso nome. Attorno all’attività di famiglia si è fatta impresa, capace di dare lavoro a tantissime famiglie sul territorio, diventando leader nel settore a Napoli e in provincia. Ciò nonostante, nell’immaginario collettivo, questa tipologia di aziende – dicesi imprese funebri – continua a richiamare alla mente lo iettatore di Totò ne “La patente”.

Iettatore | F-Mag Gennaro Tammaro: l'impresa funebre guarda a digital e ambiente
Totò iettatore nell’episodio “La patente” di “Questa è la vita”, film del 1954

Nella città di Napoli, che da sempre ha un rapporto a metà tra l’esoterico e il beffardo con la morte, immaginare di calare queste aziende nelle sfide del nuovo millennio sembra un paradosso. Sembra quasi che, siccome il settore di competenza sia quello dei funerali, non si possa pensare all’impresa funebre come qualcosa in evoluzione, che guardi al digitale e che faccia scelte eco-sostenibili e green friendly.

Invece, Tammaro, è così.
“Assolutamente. Siamo stati tra i primi in Campania a lavorare su soluzioni per l’estremo saluto ai propri cari che guardino anche alla tutela dell’ambiente. Lo abbiamo sdoganato qui al Mezzogiorno, ma all’estero questi temi erano già molto sentiti quando, ad esempio, abbiamo portato a Napoli l’urna che diventa un albero o l’urna di sabbia per permettere la dispersione delle ceneri in mare ad impatto zero. L’attenzione delle nuove generazioni a queste tematiche è dimostrazione che già 10 anni fa stavamo guardando nella direzione giusta”.

Ci spieghi meglio: in che modo l’urna diventa un albero?
“Grazie a una soluzione che permette di raccogliere le ceneri dei propri cari in urne biodegradabili al 100 percento che, piantate nel terreno, possono dar vita anche a un albero. La morte che porta vita è un gesto di alto impatto simbolico, ma il fatto che questa soluzione non abbia alcuna tipologia di impatto per l’ambiente è il vero successo. Qualche anno fa, in occasione di un articolo su Repubblica, abbiamo stimato che ormai una persona su tre optava per soluzioni ecosostenibili. Questo dimostra che non dobbiamo avere paura di osare”.

Urna albero Campania Tammaro
L’urna albero distribuita in Campania da Tammaro

Osare per una impresa funebre cosa vuol dire?
“Osare vuol dire non aver paura di sperimentare, nonostante il tema sia delicato. La morte è il nostro core business, i nostri dipendenti sono educati alla professionalità e al rispetto: tenendo fede a questi due punti cardine, il fatto che lavoriamo con la morte non deve essere un limite per trovare nuove strade per fornire un servizio migliore. Soprattutto in una città come Napoli, che da sempre si fa beffa della morte e la esorcizza con folklore e creatività, dobbiamo smetterla di pensare che quello che è stato fatto finora sia l’unico estremo commiato possibile“.

Ragionare come qualsiasi impresa, insomma.
“Esattamente. Un esempio sono gli strumenti digitali. Vada in giro a chiedere a ogni azienda come il digital e i social abbiano aiutato notevolmente a gestire e superare la fase Covid. Noi siamo in uno di quei settori che amaramente ha fatto i conti con una nuova realtà spaventosa nel 2020: abbiamo navigato a vista in attesa di lumi superiori per molti mesi mentre gestivamo l’emergenza coronavirus cercando di salvaguardare i nostri dipendenti e al contempo gestendo il dramma delle famiglie, private anche dell’ultimo abbraccio con il proprio caro. Abbiamo iniziato a fornire soluzioni web per partecipare ai funerali in remoto o abbiamo usato i social per sostituire e integrare le affissioni funebri. Soprattutto con i funerali e le operazioni di sepoltura in diretta streaming, oltre a garantire trasparenza del nostro operato, abbiamo potuto permettere di onorare il defunto anche a distanza, magari a un figlio o una figlia che non poteva nemmeno salutare la propria madre o padre. Ecco, noi come ogni impresa abbiamo avuto un’accelerazione dal Covid su soluzioni tecnologiche finora solo abbozzate”.

Taffo?
“Saremo sempre grati a entrambi per aver dimostrato che anche le imprese funebri possono fare marketing digitale e possono proporsi in una veste moderna. Il funerale 4.0, però, è qualcosa di più profondo rispetto al come ci si posiziona online”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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