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SVIMEZ, più NEET durante il Covid: sono il 36,1 degli under 35 al sud Italia

Aumentano gli under 35 fuori da percorsi di studio, formazione e lavoro. Trend negativo in tutta Italia

Il 36,1 percento di giovani al sud sono NEET (la sigla che indica colo che non studiano, non lavorano e non sono in percorsi formativi). Una percentuale enorme: parliamo praticamente di più di un under 35 su tre. Questi dati da brivido sono stati diffusi nelle scorse ore dalla Svimez. Nell’anno horribilis della pandemia, questa percentuale è aumentata dello 0,3 percento: un incremento lieve, ma non in controtendenza, e che racconta di un Mezzogiorno che oltre gli slogan di parte stenta a rilanciarsi.

Aumenta in maniera esponenziale anche il dato del centro-nord, che nel 2020 fa registrare un aumento di oltre 2 punti percentuale rispetto al 2019: si passa dal 16,6 al 18,6 percento di NEET. Certo, c’è stato il Covid nel mezzo, ma la situazione per il Belpaese resta preoccupante.

Tragedia Mezzogiorno per i NEET

La Svimez, che trae questi dati dalo studio condotto per conto dell’ente bilaterale confederale ENBIC sul tema: “Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori”, traccia un quadro tragico per l’occupazione al Sud. Si tenga conto che secondo quanto snocciolato da Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno guidata da Adriano Giannola, “tra il 2008 ed il 2020 flette l’occupazione in tutte le regioni del Mezzogiorno con picchi elevati in Calabria (-10,4%) e Sicilia (-8.9%)”. Devono ritenersi fortunate Campania e Basilicata che hanno visto una flessione “solo” del 3 percento.

Occupazione e differenza tra nord e sud

Sebbene il calo dell’occupazione generale è piuttosto omogeneo tra Mezzogiorno (-2%) e Centro-Nord (-1,9%), sono le donne e i giovani del Sud a subire l’impatto occupazionale maggiore nella crisi pandemica: -3% a fronte del -2,4% del Centro-Nord per le donne; -6,9% al Sud a fronte del -4,4% del Centro-Nord per i giovani under 35. Si tratta di dati che ancora non tengono conto dei disoccupati “virtuali” degli attuali cassaintegrati e dei lavoratori solo ufficialmente occupati per effetto del blocco dei licenziamenti.

Lavoro e pandemia, la situazione nazionale

Dinamiche positive caratterizzano in termini occupazionali Toscana (+1,4%), Emilia Romagna (+2,1%), Lombardia (+3,1%) e, soprattutto, Trentino Alto Adige (+6,8%) e Lazio (+7,2%). Il tasso di disoccupazione ”corretto” è pari al 25,4% nel Mezzogiorno dal 24,1% nel 2019, e del 13,4% nel Centro-Nord rispetto all’8,8% nel 2019. Insomma, i dati sono in trend negativo ovunque.

“Con salari stagnanti e ore di lavoro che scendono non sorprende che il numero di persone che, pur lavorando, sono comunque povere, potendo contare su un reddito inferiore al 60% di quello medio, sia nettamente aumentato: i poveri tra gli occupati in Italia erano l’8,9% nel 2004, sono saliti al 12,2% nel 2017 e 2018 e al 13% nel 2020”

SVIMEZ, commenti al RAPPORTO “Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori”

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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