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Arriva la prima laurea in Intelligenza Artificiale: si studierà anche etica

Il primo corso di laurea triennale in Intelligenza Artificiale nasce come un unicum sin dai suoi promotori. Tre università potenzialmente concorrenti, Bicocca, Statale e Pavia, hanno infatti deciso di mettere insieme il loro know how per preparare questa nuova figura professionale: l’esperto in Intelligenza Artificiale. Le lezioni partiranno a ottobre con il nuovo anno accademico. Di cosa si tratti nello specifico, ne parliamo con il coordinatore del corso, il professore di ingegneria informatica dell’Università di Pavia, Claudio Cusano.

Partiamo dagli studenti. A chi è rivolto questo percorso di formazione?
“La vera novità di questo corso è proprio il target. Al momento l’Intelligenza Artificiale viene studiata come specializzazione. Noi invece ci rivolgiamo ai ragazzi appena usciti dalle superiori. Il motivo è molto semplice: si parla di Intelligenza Artificiale come del futuro, in realtà è quanto mai presente. Dalle tv ai cellulari siamo circondati da questa tecnologia. Quindi è giusto che già dalla prima lezione, appena diciottenne, la si cominci a studiare e capire. Credo oramai abbia più senso specializzarsi in tecnologie che arriveranno nei prossimi anni, come ad esempio il quantum computing, piuttosto che in tecnologie oramai attuali. Il nostro sforzo, come insegnanti, sarà di rivedere le lezioni alla luce del pubblico più giovane”.

Cosa si studia in questo corso?
“Sarà una laurea multidisciplinare. Come materie di base ci saranno matematica, fisica, informatica e statistica. Su queste si innesteranno corsi più legati all’Intelligenza Artificiale vera e propria come l’apprendimento automatico e l’elaborazione del linguaggio naturale. Infine ci saranno insegnamenti a supporto, di carattere non tecnico-scientifico: psicologia cognitiva, neuroscienze, logica e questioni etico-legali. Quest’ultima materia, per esempio, insegnerà a maneggiare l’Intelligenza Artificiale. Tema quanto mai attuale. Se un’auto senza guidatore investe un pedone, di chi è la colpa? Oppure, se i dati raccolti per l’Intelligenza Artificiale mostrano che la maggioranza degli uomini riveste posizioni di vertice, mentre le donne al comando sono poche, come ci assicuriamo che la tecnologia non allunghi la vita a certe discriminazioni? Tutte queste discipline rendono il corso unico nel panorama italiano”.

Siete riusciti a unire 3 università, come avete abbattuto steccati e campanilismi?
“È stata la governance delle tre università che ha dato il la. Un merito dei rettori. E noi docenti abbiamo colto l’occasione. Non è un passo da poco, ma una visione lungimirante. Le tre università sono potenzialmente concorrenti. Poi in molti atenei, in generale, esistono rivalità storiche. Avrebbero potuto fare tre corsi separati, invece si è deciso di creare una vera sinergia in un campo in cui tutti abbiamo competenze, così da offrire il meglio. Magari questo corso darà il via ad altri esperimenti in questo senso”.

Quale sarà il profilo di uscita dei laureati e dove lavoreranno?
“Il nostro auspicio è che dopo la triennale facciano anche la magistrale (ne partiranno due nel 2022 ndr), ma essenzialmente potrebbero lavorare in 3 macro settori: sviluppo di sistemi di Intelligenza Artificiale; professionisti che utilizzano i sistemi di Intelligenza Artificiale; esperti a supporto di altre professioni. Penso ai medici che possono usare il know how di questi studenti per una diagnosi più precisa o gli operatori della finanza che devono prendere scelte in base a enormi quantità di dati. In Italia, inoltre, tantissime PMI hanno capito l’importanza dell’Intelligenza Artificiale, ma non sanno dove trovare le figure adatte e da dove iniziare a utilizzarla. Questi neolaureati potrebbero migliorare di molto le performance di queste aziende”.

Non avranno difficoltà a trovare lavoro, quindi?
“In tutto avremo 180 studenti. Dai dati AlmaLaurea che abbiamo, non credo avranno problemi a farsi assumere. La nostra vera sfida non è fargli trovare lavoro, ma fargli fare quello per cui hanno studiato”.

Ultima domanda, se ci saranno laureati in Intelligenza Artificiale, significa che l’uomo continuerà a gestirla, quindi non dobbiamo temerla?
“L’Intelligenza Artificiale fa molta paura proprio perché c’è di mezzo l’uomo, perciò bisogna fare molto attenzione. Di questa tecnologia si occupa solo la grande industria e c’è una quasi totale mancanza di una politica pubblica al riguardo. È importante che questa ci sia, altrimenti ci troviamo con uno strumento potentissimo in mano a pochissime persone o aziende. Io non ho paura dell’Intelligenza Artificiale, perché sono sicuro che una macchina, per quanto autonoma, non produrrà mai un’arma automatica o qualcosa che possa intenzionalmente far male agli uomini. Purtroppo non posso dire lo stesso degli esseri umani”.

Romolo Napolitano

Giornalista professionista dal 2011 è stato, non ancora trentenne, caporedattore dell’agenzia di informazione videogiornalistica Sicomunicazione. Ha lavorato 3 anni negli Stati Uniti in MSC. Al suo ritorno in Italia si è occupato principalmente di uffici stampa e comunicazione d'impresa. Attualmente è giornalista, copywriter e videomaker freelance. Si occupa, tra le altre cose, di tecnologie, nautica e sociale.

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