Interviste

Innovazione è tecnologia e curiosità: parola di Innovation Manager

L'innovazione aziendale non è fatta solo di tecnologia ma anche di curiosità e sperimentazioni: ne parliamo con l'Innovation Manager Alfonso Ferraioli

Il mondo attorno a noi è in costante cambiamento e l’innovazione sta diventando un elemento fondamentale: è importante che le aziende non si facciano trovare impreparate e che diventino, nel più breve tempo possibile, attori della ripresa economica post pandemia. Per farlo, spesso serve una figura specializzata: questa volta parliamo del Digital Innovation Manager, una figura che combina le conoscenze delle strategie digitali con i temi dell’innovazione cari al Piano Industria 4.0.

Ne parliamo con Alfonso Ferraioli, Digital Innovation Manager e specialista del settore.

Dott. Ferraioli come descriverebbe la sua figura che unisce il digitale e l’innovazione e di cosa si occupa di preciso?
La figura dell’Innovation Manager è ancora poco conosciuta in Italia, ma è ben conosciuta all’estero, soprattutto nel mondo anglosassone. È un professionista che guida le realtà imprenditoriali verso un cambiamento attraverso una consulenza mirata, finalizzata a supportare i processi di innovazione, la trasformazione tecnologica e digitale. In una realtà in rapida e continua evoluzione, per le imprese è fondamentale per sperimentare nuove strategie, anticipare i cambiamenti e garantire flessibilità della propria organizzazione. L’innovazione infatti non è solo tecnologia, ma si indentifica anche con l’ideazione di nuovi modelli di business efficienti e flessibili, capaci cioè di cambiare ed evolversi al passo coi tempi”.

Quali caratteristiche deve avere un Digital Innovation Manager e come si diventa tali?
Bisogna avere delle caratteristiche trasversali che non sempre sono solo frutto di un percorso di studi ma vengono fuori, soprattutto, con l’esperienza sul campo. Posso ritenermi un esempio di questo in quanto, dopo essermi laureato in Scienze Politiche dell’Amministrazione ed Organizzazione Aziendale, ho iniziato subito a fare esperienza in azienda e, da “giovane stagista” dei primi anni ’10, ho avuto la possibilità di gestire in maniera del tutto autonoma degli strumenti che oggi sono indispensabili per le aziende, come i Social Media ed i CRM, ma che prima erano completamente lasciati fuori da qualsiasi strategia. Per affiancare gli imprenditori nei processi di cambiamento verso la digitalizzazione, bisogna avere anche delle componenti caratteriali come la leadership, la visione strategica e, prima di ogni cosa, creatività e curiosità, fondamentali nell’ambito dell’innovazione. Seppure potrebbe sembrare che si tratti di un tecnico o tuttologo, l’Innovation Manager ha una visione globale e le competenze necessarie per fare in modo che l’azienda possa sviluppare una maggiore consapevolezza sulle tematiche legate all’Industria 4.0. Per quanto riguarda il secondo punto della sua domanda, come anticipato, non esiste un percorso di studi ad hoc per diventare Innovation Manager ma il Ministero dello Sviluppo Economico ha istituito un elenco nell’ottobre del 2019 in cui sono rientrato per esperienza e per curriculum. Nello specifico, l’articolo 5 del DM-7-maggio-2019 elencava tra i requisiti di iscrizione all’elenco, sia l’aver maturato un’esperienza di almeno 7 anni nel settore che l’aver conseguito una Laurea Magistrale o un Dottorato di ricerca in Scienze fisiche, Scienze Chimiche, Scienze Biologiche, Ingegneria industriale e dell’informazione, Scienze economiche e statistiche”.

Sono molti i fondi destinati a spingere le imprese ad investire nell’innovazione tecnologica e digitale, nonché nel Piano Industria 4.0. Come è utile affrontare, secondo lei, questa sfida verso la transizione?
“Stiamo vivendo in un momento storico in cui non c’è niente di più certo del cambiamento. La vera sfida per le aziende è sfruttare la corrente per volare in alto e non farsi, al contrario, spingere indietro per affondare del tutto. A sostegno di ciò, il governo di è mosso e si sta muovendo per garantire alle aziende che investono in innovazione tecnologica e/o digitale degli incentivi molto interessanti, sia sotto forma di credito di imposta che sotto forma di voucher. Incentivi e strumenti di sostegno come Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design, Credito d’imposta formazione 4.0 nonché lo stesso Voucher Innovation Manager che sarà rifinanziato con i fondi REACT-EU, rappresentano un’occasione da non perdere assolutamente per le aziende al fine di poter mettere le basi per un cambiamento tecnologico e digitale fondamentale per affrontare le nuove sfide a cui sono state sottoposte, soprattutto dopo la pandemia. Ad esempio, attraverso queste misure, le aziende possono: dotarsi di CRM in grado di rubricare i propri clienti e dividerli in segmenti in base alle proprie caratteristiche, abitudini di acquisto e/o esigenze, al fine di rendere più efficaci le loro campagne commerciali o la loro assistenza; digitalizzare le proprie vendite attraverso lo sviluppo di piattaforme e-commerce, dotazione di strumenti di realtà aumentata, la mappatura 3D dei propri store; riorganizzare in maniera innovativa i metodi di lavoro, dotandosi di strumenti utili al mantenimento di un flusso di lavoro ottimale anche da remoto. In effetti, sono davvero tante le opportunità da cogliere ma è molto importante avere una strategia ben strutturata derivante da approfonditi studi preliminari per non rendere vani ed inutilizzabili gli strumenti di cui ci si dota”.

Crede sia importante cambiare atteggiamento e accogliere l’innovazione proprio adesso?
“Non credo sia importante ma necessario. L’innovazione, intesa come riorganizzazione dell’attività mediante l’applicazione di nuove strategie aziendali, atte ad avviare un effettivo processo di innovazione organizzativa dell’impresa, è l’unico modo per rimanere al passo con i tempi ed evitare il rischio di rimanere escluso dai cambiamenti tecnologici più recenti. In ogni caso, basandomi sulla mia esperienza sul campo, mi sento di poter affermare che un ruolo decisivo in questo cambiamento è ricoperto dall’imprenditore e dalla sua propensione al cambiamento. Senza questo motore, qualunque consulenza strategica e qualunque business plan restano carta morta in un pc o in un cassetto (per i più romantici)”.

Innovazione, digitalizzazione e imprese: quali consigli si sente di dare alle aziende per essere più competitive?
“Collegandomi alla domanda precedente, il cambio di rotta per un’azienda che vuole essere competitiva è strettamente collegato al cambio di mentalità di chi la dirige. Potrò sembrare politically incorrect ma il mio augurio (più che consiglio) è che una determinata cerchia di imprenditori comprenda che in questo preciso momento storico debba investire in un leasing per l’acquisto di un nuovo macchinario, sfruttando i crediti in investimenti in beni strumentali, anziché per l’acquisto di un nuovo SUV. A mio avviso, i due investimenti più proficui che determineranno il futuro delle aziende sono: tecnologia ed innovazione dei processi aziendali, attraverso la dotazione di beni e software in grado di portare alle aziende un vero plus; capitale umano, sia attraverso la Formazione 4.0 dei propri dipendenti che attraverso l’assunzione di professionisti in grado di tracciare un percorso che porti l’azienda a prosperare in questo “nuovo mondo””.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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