IntervisteImpresa e Startup

Quanto è utile la figura dell’Innovation Manager?

Ci siamo chiesti cosa fa l'Innovation Manager e quanto sia utile per le aziende. Ne abbiamo parlato con l'Ing. Daniela Ruggiero di Fortress Lab

A seguito della notizia del possibile rifinanziamento della misura dei voucher per Innovation Manager, abbiamo voluto approfondire i contorni e le sfumature di questa figura manageriale nuova. E lo abbiamo chiesto a Daniela Ruggiero, PMO ed ERP Senior Consultant di Fortress Lab Srl, mamma di due splendidi bambini, che nella vita è anche un Innovation Manager.

Ing. Ruggiero, viviamo in un’epoca in cui la trasformazione digitale sembra essere il tema dominante. Sono molti i fondi destinati a spingere le imprese ad investire nell’innovazione tecnologica e digitale, nonché nel Piano Industria 4.0 e, nel corollario di azioni, emerge anche la figura dell’Innovation Manager. Ma di cosa si tratta?
“Partiamo dal presupposto che stiamo parlando di una figura introdotta ufficialmente da qualche anno in Italia, quindi risulta ancora poco conosciuta. Lo potremmo tranquillamente definire come un professionista del change management che aiuta le aziende nel processo di trasformazione digitale mediante una ridefinizione dei modelli di business esistenti”.

Di cosa si occupa di preciso?
“Si occupa appunto di innovazione… sembra facile, vero? Ma no, non lo è, e spiego il perché. Parliamo ad esempio del mio caso: io intervengo a sostegno di un progetto per la mia azienda che si occupa di reingegnerizzazione dei processi aziendali, digitalizzazione e ricerca e sviluppo. Questo mi permette di avere un più ampio raggio di azione nel processo di innovazione in quanto come Innovation Manager accompagno l’imprenditore, ne raccolgo  le idee  e a seconda della realtà aziendale cerco di  orientarlo nel complesso percorso di transizione. L’innovazione richiede una cultura aziendale di base e, quando è assente, occorre un soggetto che aiuti ad accettare il fallimento delle vecchie metodologie e a promuovere la sperimentazione di nuove tecnologie. L’innovazione non è solo tecnologia, ma coinvolge anche nuovi modelli di business orientati sui bisogni dei clienti e basati su criteri di efficienza e flessibilità. Per fare questo non basta solo conoscere profondamente gli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie, ma anche avere l’acume di indirizzare lo spirito imprenditoriale nella giusta vena innovativa. Il mercato cambia rapidamente e l’innovation manager analizza innanzitutto il contesto per capire cosa fare per il processo di digitalizzazione. Introduce nei processi aziendali nuove tecnologie disruptive che cambiano la cultura dell’impresa. Nella funzione di abilitatore, valuta i progetti attivi in azienda e si relaziona con tutti i vari dipendenti.  Poi mi interfaccio con i miei tecnici per la realizzazione pratica del progetto in quanto facendo parte di un’azienda che si occupa di innovazione a 360 gradi, non ho bisogno di cercare partnership”.

Quali caratteristiche deve avere un Innovation Manager e come si diventa tali?
“Parlando della mia esperienza mi sentirei di chiarire il concetto separando le capacità personali utili al successo di questo ruolo dalle capacità professionali obbligatorie per essere riconosciuti dal MISE come Innovation Manager. Dunque, un buon Innovation Manager deve possedere quattro caratteristiche fondamentali. Creatività: bisogna essere sempre curiosi e aperti ai nuovi scenari per riuscire a “contaminare” positivamente il contesto in cui si trova ad operare. La diretta conseguenza è che lo spirito innovativo e l’apertura mentale stimolano la ricerca di nuove opportunità sia per l’azienda di cui faccio parte che per i nostri clienti. Motivazione e capacità di storytelling: serve a rendere l’azienda e i clienti proattivi rispetto al nuovo mercato e il cliente resiliente al cambiamento. Competenza: deve conoscere profondamente i principi della change management per poterli promuovere con successo. Capacità analitica: deve saper individuare velocemente la strategia migliore interpretando i trend del momento e leggendo i dati in modo da comprendere il mercato e la posizione dell’azienda al suo interno. Si può diventare Innovation Manager se si è in possesso di un dottorato di ricerca in materie scientifiche oppure di un master nelle materie scientifiche e aver maturato un anno di esperienza in un’azienda in uno degli ambiti dell’Impresa 4.0. Se si è in possesso di una laurea magistrale in campo scientifico e tre anni di consulenza in aziende; oppure di avere almeno 7 anni di esperienza all’interno di società per cui si è svolta attività di consulenza per l’applicazione di tecnologie abilitanti all’Industria 4.0”.

Quale contributo reale apporta nel processo di trasformazione tecnologica e digitale di un’azienda?
“Credo che ormai, visti anche gli ultimi trascorsi mondiali, questa figura sia una priorità imprescindibile per tutte le aziende. Riuscendo a fornire soluzioni tecnologiche innovative creative si riesce a migliorare il business dell’azienda che aumenta di fatto la propria produttività. Tutto ciò si ripercuote anche in un miglioramento dell’umore dei dipendenti che sentendosi parte di un processo migliorativo si fidelizzano anche”.

Innovazione e Sud Italia: secondo lei, su quali strumenti o azioni dovrebbero puntare le aziende del Mezzogiorno per essere più competitive?
“Il panorama imprenditoriale del Mezzogiorno, fatto per lo più di aziende (anche di grandi dimensioni) a carattere familiare,  sta attraversando un salto generazionale. Ragion per cui argomenti quali innovazione, sviluppo tecnologico, digitalizzazione non sono assolutamente più tabù. Di contro ci dovrebbe essere un maggior supporto informativo su questi temi e sui vantaggi in termini fiscali ed economici che ne possono conseguire. Inoltre sarebbe utile che gli imprenditori potessero essere sicuri di affidarsi a veri professionisti del settore riconosciuti anche dalle istituzioni (appunto come l’IM del MISE) perché troppo spesso ho visto persone sprovvedute e professionalmente improvvisate che paventando appunto competenze nel settore non fanno altro che danni… Dal punto di vista della crescita competitività personalmente ho notato che al termine di progetti che ho portato avanti come Innovation manager con la mia azienda qui nel sud Italia, i clienti perdono quella connotazione ‘’Mezzogiorno’’ per aprirsi a panorami imprenditoriali più spinti diventando competitivi a livello nazionale e internazionale”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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