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Diritto alla disconnessione, una battaglia per gli homeworkers

Il diritto alla disconnessione è un tema che riguarda tutti i lavoratori, perchè ha ripercussioni sulla salute fisica e mentale. "È tempo di aggiornare i diritti dei lavoratori - dicono dall'UE - in modo che corrispondano alle nuove realtà dell'era digitale”

Il diritto alla disconnessione dovrebbe essere fra le nuove battaglie per il benessere di tutti noi.

La pandemia, infatti, ha mutato i contorni delle nostre vite, relegando soprattutto alle mura domestiche le attività che prima eravamo soliti svolgere “in presenza”: il lavoro, certo, ma anche le riunioni, gli incontri, le email e le telefonate si sono trasferite nel salotto o nella cucina di casa. Se la possibilità di lavorare in smartworking da una parte ha tutelato migliaia di posti di lavoro, d’altra parte è mancato una riorganizzazione complessiva dei diritti (e dei doveri), nonchè delle tutele sindacali degli homeworkers.

Secondo una ricerca condotta da Eurofound, le persone che lavorano abitualmente da casa hanno più del doppio delle probabilità di lavorare oltre le 48 ore settimanali massime previste rispetto alle persone che lavorano nella sede del datore di lavoro. Quasi il 30% dei telelavoratori dichiara inoltre di lavorare nel proprio tempo libero tutti i giorni o più volte alla settimana, a fronte del 5% di coloro che lavorano in ufficio.

I costi di una vita sempre connessa

Ammettiamolo: chi di noi non accende il pc appena apre gli occhi al mattino e non fa altro che guardare la posta elettronica e le chat durante il giorno, superando il limite delle ore previste dal rapporto di lavoro? E quante persone si sono ritrovate a casa a svolgere la medesima attività con partner, figli e parenti ugualmente impegnati?

Lavorare da casa ha un costo economico (si pensi ad esempio la spesa energetica, ma anche l’attrezzatura necessaria) che ancora non viene quantificato dalle aziende, ma soprattutto ha una ricaduta psicologica: la cultura dell’essere sempre connessi comporta maggiori rischi di depressione, ansia e burnout. Rischi accentuati in caso di presenza di figli che seguono la didattica a distanza (ma questa è un’altra storia ancora).

Secondo uno studio di Ghislieri e Colombo riportato da Psicologi Online, al netto di tutte le sue potenzialità lo smartworking (che, purtroppo, in molte realtà non ha proprio nulla di smart) presenta alcuni svantaggi che si possono riassumere in:

  • Il rischio di sovra-lavorare e di lavorare più a lungo dell’orario previsto;
  • Le frequenti interruzioni della famiglia – se presente;
  • Il rischio di venir visti come lavoratori di serie B da capi e colleghi;
  • La mancanza di agilità nelle comunicazioni;
  • La perdita dell’aspetto sociale del lavoro.

Nonostante il telelavoro sia stato determinante per tutelare posti di lavoro e attività durante la crisi della COVID-19, la combinazione di orari di lavoro prolungati e di maggiori sollecitazioni sui lavoratori ha visto crescere i casi di ansia, depressione, esaurimento e altri disturbi fisici e mentali. E questo, ça va sans dire, pone una riflessione sul diritto alla disconnessione.

Il diritto alla disconnessione come diritto fondamentale

Mentre in Italia ci si sta riorganizzando fra voucher e aiuti ai genitori con il bonus Covid 2021, cercando di non penalizzare sempre le donne, in Europa la discussione si è allargata a tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici in smart working.

“Non possiamo abbandonare milioni di lavoratori europei che sono stremati dalla pressione di essere sempre connessi e da orari di lavoro troppo lunghi. Ora è il momento di stare al loro fianco e dare loro ciò che meritano: il diritto di staccare la spina. Questo è vitale per la nostra salute mentale e fisica. È tempo di aggiornare i diritti dei lavoratori in modo che corrispondano alle nuove realtà dell’era digitale”

Alex Agius Saliba (S&D, MT)

Il Parlamento Europeo chiede una legge comunitaria che garantisca ai lavoratori il diritto alla disconnessione digitale senza incorrere in ripercussioni negative da parte dei datori di lavoro. Nell’iniziativa legislativa, approvata con 472 voti favorevoli, 126 contrari e 83 astensioni, i deputati esortano la Commissione a elaborare una normativa che consenta ai lavoratori digitali di disconnettersi al di fuori dell’orario di lavoro.

La normativa dovrebbe inoltre stabilire requisiti minimi per il telelavoro e fare chiarezza su condizioni e orari di lavoro e sui periodi di riposo. L’utilizzo sempre maggiore degli strumenti digitali a scopi lavorativi ha comportato la nascita di una cultura del “sempre online” che influisce negativamente sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata dei lavoratori.

Gli eurodeputati ritengono che il diritto alla disconnessione dovrebbe essere riconosciuto quale diritto fondamentale, per consentire ai lavoratori di astenersi dallo svolgere mansioni lavorative, come telefonate, email e altre comunicazioni digitali, al di fuori del loro orario di lavoro, comprese le ferie e altre forme di congedo. 

I Paesi UE sono incoraggiati ad adottare le misure necessarie per consentire ai lavoratori di esercitare questo diritto, anche attraverso accordi collettivi tra le parti sociali. In tal modo dovrebbero essere scongiurate discriminazioni, critiche, licenziamenti o altre ripercussioni negative da parte dei datori di lavoro.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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