Società

Smartworking, nasce il sindacato per tutelare i diritti dei lavoratori

Smartworking e sindacato: il lavoro da casa richiede tutele inedite e la diffusione della cultura del lavoro agile nel nostro Paese per vincere le grandi sfide che ci attendono

Un sindacato a difesa dello smartworking. Nell’era del lavoro da casa, diventato una realtà per milioni di italiani a causa del Coronavirus, arriva anche il sindacato per i lavoratori che invece di recarsi in ufficio compiono il loro dovere dalla scrivania ubicata nello studio, nel salotto o in cucina.

D’altronde gli abusi dei datori di lavoro sugli smartworker sono stati denunciati più e più volte in questi mesi: orari non rispettati, richieste h24 e meno diritti. Per questo, in Italia arriva “Smart but strong“, sindacato per gli home workers in Italia.

Il retroscena di Smart but strong

Lo spunto, come spesso accade nel mondo dell’innovazione, arriva dalla Silicon Valley dove qualche settimana è nato il primo sindacato di Google, l’Alphabet Workers Union, che fungerà però da punto di riferimento per le rivendicazioni e i malcontenti emersi tra i lavoratori di Google in questi anni.

Qualche settimana dopo l’inizio dell’avventura sindacale interna a Google, ecco “Smart but strong“, perchè il problema non è solo oltreoceano.

Secondo un’indagine dell’Istat sull’andamento del mercato del lavoro, sempre più occupati lavorano da casa e sono cresciute a dismisura le aziende che utilizzano lo smartworking, enti pubblici compresi.

Infografica Istat

Nell’era delle startup, con la diffusione dei lavori digitali oggi svolti prevalentemente da remoto a causa della pandemia, l’affermarsi di nuove forme sindacali più in linea con i tempi moderni diventa una naturale conseguenza per tutelare i lavoratori in smartworking.

Smartworking e sindacato, l’esperienza italiana

Tutto è partito da un gruppo di impiegati milanesi che nel 2020 hanno sperimentato lo smartworking come strategia aziendale per far fronte all’avanzare del Covid-19.

Ne hanno immediatamente colto i numerosi vantaggi come una drastica riduzione dello stress, maggior tempo libero guadagnato eliminando il percorso casa-ufficio e un netto risparmio sulle spese del carburane, dei mezzi pubblici e delle pause pranzo. Ma non mancano, come già accennato, anche i problemi come carichi eccessivi e richieste di prestazioni superiori a quelle effettuate precedentemente nel lavoro d’ufficio.

Per il gruppo di impiegati che hanno dato vita al sindacato, però, sembrano più i vantaggi che gli svantaggi. Da qui il dubbio su cosa potrà succedere una volta che l’emergenza sanitaria sarà conclusa, realizzando che un ritorno al lavoro in presenza al 100% sarebbe sicuramente un passo indietro. Da questo dubbio è maturata, quindi, la necessità di unirsi in un gruppo sindacale per difendere lo status quo raggiunto grazie alla nuova modalità lavorativa.

Sul sito ufficiale dell’organizzazione il messaggio è chiaro:

«Vogliamo contribuire alla diffusione della cultura del lavoro agile nel nostro paese per vincere le grandi sfide che ci attendono, competitività, eguaglianza, lavoro, ambiente».

E precisano: «Non siamo in conflitto con le tradizionali forme sindacali, anzi siamo disponibili al dialogo per raggiungere risultati comuni. Però crediamo che nell’epoca attuale ci sia bisogno di organizzazioni più adatte a difendere le nuove figure lavorative nate dalla rivoluzione digitale. Scioperi e manifestazioni non sono più la strada maestra da seguire, oggi esistono strumenti più potenti per far sentire la nostra voce».

Ecco, quindi la nuova via delle proteste sindacali immaginata da chi lavora in smartworking: «Ogni lavoratore è anche un consumatore ed un elettore, possiamo quindi utilizzare la nostra scelta d’acquisto o il nostro voto come armi per influenzare e perseguire i nostri obiettivi. Ad esempio possiamo decidere di comprare un prodotto o un servizio di un’azienda che ha mostrato di condividere i nostri stessi valori, oppure possiamo orientare il nostro voto verso il partito politico che includerà nel proprio programma di governo le nostre battaglie».

Dario De Martino

Nato all'ombra del Vesuvio il 18 marzo 1994, dopo la maturità classica e la laurea in scienze politiche alla Federico II diventa giornalista professionista lavorando per il "Roma", la testata più antica del Sud Italia. Sin da giovane racconta il mondo e le sue evoluzioni dall'osservatorio che definisce "privilegiato di una città unica per tanti aspetti e, seppur legata alle sue tradizioni, pronta ad adeguarsi alle nuove velocità del globo".

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