Ricerca

“Salviamo gli investimenti nella ricerca”, l’appello dei Lincei

Il Recovery Plan per l'Accademia dei Lincei è un’occasione unica e da non perdere per rilanciare la ricerca scientifica in Italia, che dovrebbe diventare un Paese ospitale per i ricercatori

“I Lincei per la ricerca“. Questo il nome dell’iniziativa lanciata dall’Accademia nazionale dei Lincei. L’istituzione scientifica romana, tra le più antiche di Europa, ha promosso un appello collettivo per rilanciare gli investimenti nella ricerca, con l’obiettivo di rilanciare il nostro Paese e renderlo attrattivo e competitivo.

La proposta al Governo

L’iniziativa promossa dall’Accademia ha l’obiettivo di promuovere una riflessione al Governo, chiedendo di investire una parte dei fondi del recovery plan in fondi per la ricerca.

“La ricerca è una porta sul futuro che per noi è socchiusa e si sta chiudendo sempre di più – sostiene il prof. Giorgio Parisi, fisico e presidente dell’Accademia dei Lincei – dobbiamo arrestarne il lento declino e l’Italia deve ridiventare un Paese ospitale verso i ricercatori. Dobbiamo approfittare del Recovery Fund per riportare la ricerca al centro degli interessi del Paese e assicurare il futuro delle prossime generazioni. Questa è una grande opportunità per noi e per tutti quelli che verranno dopo di noi, ma se non la sfruttiamo la rimpiangeremo a lungo».

Le voci per “salvare” la ricerca in Italia

“In Italia ci sono eccellenti scienziati, che però stanno diventando sempre più anziani. Moltissimi giovani, e come dar loro torto, vanno all’estero per potere attuare i loro progetti. Mentre altri Paesi puntano sulla ricerca, qui mancano i fondi e le opportunità”

Il prof. Giorgio Parisi, nell’appello pubblicato su Youtube

Il filmato condiviso da Parisi è solo uno dei tanti che rilanciano l’appello. Sono già dieci i video pubblicati sul canale YouTube dell’Accademia.

Dal canale youtube dell’Accademia dei Lincei

Dieci brevi video, di altrettanti professori che urlano forte la necessità di finanziamenti così da fermare la fuga dei giovani.

«La ricerca scientifica è un elemento portante dello sviluppo e sono necessarie almeno due modalità di investimento: risorse adeguate e sistemi organizzativi efficaci ed efficienti. In Italia le risorse finanziare sono molto limitate, nonostante i risultati eccezionali ottenuti dalla ricerca italiana», dice il professore di economia politica Alberto Quadro Curizio.

«Solo una ricerca indipendente, interdisciplinare e finanziata con investimenti ben pianificati a medio e lungo termine potrà mettere gli scienziati italiani in condizione di superare le sfide del nuovo mondo globalizzato», sottolinea invece la professoressa di chimica Roberta Sessoli.

«Per qualunque tipo di ricerca c’è bisogno sia di menti che di investimenti economici. Come ha detto Piero Angela, avere solo le menti senza le risorse è come avere dei buoni piloti e le macchine senza benzina, o a volte addirittura senza le macchine», la citazione proposta dal professore di paleontologia Giorgio Manzi.

In ogni appello viene sottolineata l’importanza della ricerca e i risultati ottenuti in ogni ramo del sapere: dalla ricerca storica, a quella geoscientifica, da quella fisica a quella matematica, solo per citare alcune delle materie su cui i docenti dell’accademia sono intervenuti.

Incoraggiante, per l’appello dei Lincei, è una parte del discorso di Mario Draghi nello speech su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento:

“La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti nella formazione universitaria. Allo stesso tempo occorre investire adeguatamente nella ricerca, senza escludere la ricerca di base, puntando all’eccellenza, ovvero a una ricerca riconosciuta a livello internazionale per l’impatto che produce sulla nuova conoscenza e sui nuovi modelli in tutti i campi scientifici”

Mario Draghi

L’auspicio dei Lincei è che queste parole si trasformino in fatti, per garantire all’Italia un futuro migliore.

Dario De Martino

Nato all'ombra del Vesuvio il 18 marzo 1994, dopo la maturità classica e la laurea in scienze politiche alla Federico II diventa giornalista professionista lavorando per il "Roma", la testata più antica del Sud Italia. Sin da giovane racconta il mondo e le sue evoluzioni dall'osservatorio che definisce "privilegiato di una città unica per tanti aspetti e, seppur legata alle sue tradizioni, pronta ad adeguarsi alle nuove velocità del globo".

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