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Il Codice Fiscale va ammodernato: la possibile evoluzione

Il codice fiscale ci identifica: ma come nasce e come potrà evolversi quando tutte le possibili combinazioni finiranno?

In questi mesi di continua emergenza causata dalla pandemia da Covid-19, l’Italia ha dovuto fronteggiare problematiche sanitarie e sociali versando a famiglie, imprese e liberi professionisti contributi economici caduti a pioggia. Ed è fondamentale la velocità con cui sono stati trasferiti i c.d. ristori, per evitare sprechi in termini di risorse, tempo e costo del lavoro umano.

Le pubbliche amministrazioni di ogni ordine e grado hanno dovuto adeguarsi e combattere contro una consistente reticenza della condivisione dei dati tra i vari Enti e nella (ancora) scarsa capacità tecnologica nel poter offrire risposte veloci alle richieste dei cittadini.

Analizzando un solo elemento fra i tanti che consentono di identificare in modo univoco l’individuo, come il codice fiscale, vorrei soffermarmi sui suoi limiti: in questi mesi, nel mio lavoro, ho gestito centinaia di migliaia di domande pervenute da cittadini residenti, non residenti, richiedenti asilo, con indirizzo di prossimità e quant’altro, ed è bene che si pensi nell’immediato ad un Codice Fiscale 2.0 che mi permetto di proporre.

Come nasce il codice fiscale italiano

Ma vediamo come come nasce il nostro attuale codice fiscale, che tecnicamente è chiamato: (TIN-IT). Nato per identificare in modo univoco una persona fisica o giuridica, è composto da 16 caratteri per le persone fisiche e 11 per quelle giuridiche.

Il nostro codice fiscale fu introdotto nel settembre 1973 grazie all’ora Ministro delle Finanze Bruno Visentini, che intuì la necessità di attribuire un unico codice ad ogni cittadino per semplificare le attività tributarie.

Ogni nazione utilizza un proprio sistema, più o meno complesso per elaborare un codice identificativo di ogni cittadino; nel nostro caso, senza entrare nei dettagli potrebbe essere riassunto come segue.

L’algoritmo attuale per calcolarlo

Per generare un codice fiscale, vengono prese nell’ordine: le prime tre consonanti del cognome, le prime tre consonanti del nome, le ultime due cifre dell’anno di nascita, il mese di nascita rappresentato da una lettera e, infine, il giorno. Mentre per gli uomini il giorno è rappresentato dalla data di nascita effettiva, per le donne si somma 40 alla data e, in questo modo, è possibile distinguere subito un codice fiscale maschile da uno femminile.

Successivamente, viene aggiunto il comune di nascita formato da quattro caratteri (una lettera e tre numeri) detto codice Belfiore. Non entreremo nel complesso mondo di questo codice, nato secondo una logica ma poi cambiato nel tempo: basti sapere che ad oggi è un semplice numero sequenziale assegnato ad ogni Comune. Ed è ormai così diffuso in molti settori, dai sistemi tributari a quelli catastali, da rendere onerosa una sua eventuale riforma.

In ultimo, per completare il codice fiscale viene assegnata una lettera: il carattere di controllo, estrapolato da una formula matematica.

I limiti del nostro codice fiscale

Come si può immaginare, in una grande città come Napoli dove nascono ogni giorno decine di Antonio Esposito o Maria Russo o di Gennaro De Rosa, è facile intuire che questi “neonati” potrebbero avere lo stesso codice fiscale, avendo nome e cognome uguale, stessa data e città di nascita.

Si parla di omocodie quando due o più persone, per una strana regola dell’algoritmo, hanno lo stesso codice fiscale. Non sempre è necessario che si abbia lo stesso nome e cognome: anche Francesco Russo e Francesco Rosso, nati a Napoli lo stesso giorno, avranno un codice fiscale simile, e così tanti altri con cognomi più lunghi ma appena diversi tra loro.

La gestione delle omocodie

Questi casi vengono gestiti modificando in modo “errato” il codice fiscale: il primo neonato avrà le ultime quattro cifre del comune di nascita così come concepite dal sistema, mentre al secondo e al terzo verrà applicata una piccola modifica. Per tornare al nostro esempio, a Napoli avremo un F839, poi un FP39, poi un F8R9 e così via.

In sintesi, viene modificato un numero del codice del Comune di nascita, ma questo comporta alcuni problemi: in questo modo non è più possibile estrarre o individuare in quale Comune ricade quel codice fiscale, come limite del codice Belfiore che assegna ai Comuni numeri sequenziali, per cui un F8R9, può essere un qualunque comune tra i 10 ricadenti nella lettera R.

Nel 2000 è stato fatto un grande passo avanti: per ogni individuo registrato presso lo Stato Civile di un Comune al momento della nascita, in tempo reale vengono inviati copia dei dati del nascituro a quello che era il Ministero delle Finanze che elabora il nuovo codice fiscale e lo riscontra al Comune stesso. Dal 2000, quindi, si nasce con un codice fiscale che già collega l’anagrafe dei Comuni e i servizi dello Stato Italiano.

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I “grandi” limiti del nostro codice fiscale

Ma il limite più grande, che non fu previsto a suo tempo, è rappresentato da due fattori: la data di nascita e la gestione dei nati all’estero.

La data di nascita, come abbiamo visto, nel codice fiscale è composta solo dalle ultime due cifre dell’anno. Questo rende perfettamente uguali due individui nati a 100 anni di distanza l’uno dall’altro: ad esempio un individuo nato nel 1917 può avere lo stesso codice fiscale di uno nato nel 2017.

Può sembrare un’inezia ma è una situazione in realtà molto grave perché, consultando le banche dati, il povero individuo del 2017, giovane e ancora con la fedina penale pulita, negli incroci potrebbe trovarsi invece un casellario giudiziario pessimo perché appartenente a colui nato nel 1917. Ma non solo: anche eventuali debiti ancora esistenti, immobili confiscati, e così via.

I nati all’estero

Ma vi è un altro fenomeno che rende inadatto il nostro codice fiscale quando questo viene applicato ai nati all’estero. Inizialmente il codice Belfiore prevedeva un codice univoco per ognuno dei comuni italiani, ma non erano previsti codici per gli Stati esteri.

Per assegnare un codice fiscale ad uno straniero fu creata la lettera Z, dove ad esempio Z209 è lo Sri Lanka.

Per chi è nato in uno stato estero, pertanto, viene indicato lo Stato di nascita e non la città. Giusta come soluzione, ma inadeguata ormai per due motivi:

Il primo: molti stranieri, soprattutto migranti arrivati in Italia senza documenti, spesso inventano il loro nome e può capitare che, nel corso di uno sbarco, occorre registrare l’arrivo di centinaia di Fernando (nome molto diffuso) o Hussein, Hussiem e così via. Questo rende molto simili i codici fiscali che poi vengono estrapolati.

Il secondo è rappresentato dalla data di nascita: molte nazioni non registrano le nascite nei giorni effettivi, lasciando libero arbitrio, ma catalogano tutte le nuove vite il primo gennaio di quell’anno. Non c’è da stupirsi, perchè nel passato recente anche ai nostri nonni capitava di avere due date di nascita: la prima quando venivano dichiarati al Comune, la seconda quella reale. Spesso la differenza era di qualche settimana, se non mesi.

È facile allora intuire come, ad esempio, la comunità Srilankese molto presente a Napoli riporterà infiniti casi di omocodia perchè tutti sono nati lo stesso giorno e stesso anno e magari hanno “Fernando” come nome, il più diffuso nella comunità.

Una possibile versione del codice fiscale 2.0

Ad ogni modo, in questi mesi ho pensato ad una possibile ottimizzazione del codice fiscale, senza modificare la sua struttura che ormai è impressa in molti di noi e che fa parte già di milioni di dati presenti in database.

Prendendo il nostro caro Antonio Esposito, nato a Napoli il 1 Gennaio del 1980, secondo l’attuale schema il suo codice fiscale è: SPS NTN 80 A 01 F839R, secondo il nuovo schema sarebbe SPS NTN L80 A 01 F839S AA

Partirò per semplicità dalle ultime due lettere, in questo caso AA.

Sono composte dalle 26 lettere del dizionario inglese, quindi 26 * 26 combinazioni, pari a 676 combinazioni di codici fiscali che diventano il doppio se si considera che per i codici fiscali legati al sesso femminile si possono riutilizzare le stesse combinazioni. Servono per gestire le omocodie. Si può perfezionare l’attribuzione delle due lettere, qui ho indicato un algoritmo semplice, assegnando la sequenza AA, AB, AC…. Fino a ZZ nel caso in cui la prima parte del codice fiscale risultasse già presente.

Il codice di controllo finale, in questo caso S, viene ricalcolato prendendo in considerazione la nuova lettera legata all’anno, in questo caso L e le due lettere finali, ampliando di altre 20 volte le combinazioni, arrivando quindi ad oltre 13.000, sempre per due considerando quelle femminili che possono ripetersi. A questo punto sono sufficienti, per evitare omocodie.

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Introduzione del millennio nel codice fiscale italiano

Va spesa qualche parola in più sull’introduzione della lettera legata all’anno, attualmente rappresentato solo dalle ultime due cifre, ma a questa si potrebbe aggiungere un numero o una lettera, utilizzando la tabella alla fine di questo articolo.

Ad esempio, SPS NTN 080 A 01 F839SAA, rappresenta il codice fiscale di un Antonio Esposito nato a Napoli l’anno 80 (d.c.), mentre SPS NTN 880 A 01 F839SAA, rappresenta un altro Antonio Esposito nato sempre a Napoli, ma nel 880 dopo Cristo.

Mentre dalla lettera A, vanno indicati gli anni di nascita nel medioevo, la lettera I, tutti coloro nati dal 1800 al 1899, la lettera L quelli del 1900, mentre i nati nel 2000 la lettera M. La tabella la riporto in basso.

Perchè utilizzare nei codici fiscali anche i numeri per l’anno?

Poichè la storia e la tecnologia avanzano, ad esempio le opere del nostro caro Leonardo da Vinci, le sue invenzioni, le sue opere, i suoi libri, dovrebbero essere catalogate con il suo codice fiscale “univoco” che potrebbe essere: SRPLRDE42D15M059DAA, essendo nato il 14 aprile 1452 a Vinci (Firenze), da Ser Pietro.

Quelle di Giuseppe Verdi, nato a Busseto in provincia di Parma il 10 Ottobre 1813 diventerebbe: VRDGPPI13R10B293PAA senza possibilità di confondersi con altri due probabili Giuseppe Verdi nati nel 1913 o nel 2013.

Il codice fiscale consentirebbe una ricerca unica di tutte le loro opere, potendo linkare ogni risorsa informatica.

Ogni scrittura, libro storico, trattato, può essere legato ad un personale codice fiscale anche di persone postume, perché non va dimenticato che con la morte di una persona, la sua storia resta, che sia una persona nota o un normale cittadino, la sua origine è importante per distinguere due Antonio Esposito da fu Pasquale a fu Ciro, come si usava un tempo, evitando omocodie, a patto che il nome dei padre tra i due risultasse diverso e a cascata anche quella della mamma, del nonno paterno…

Il codice fiscale nel sistema tributario americano

In ultimo, un piccolo accenno al sistema americano, anche qui senza entrare nel dettaglio e nella sua “devoluzione”, ogni cittadino residente, non residente, straniero, deve avere un suo codice identificativo da utilizzare sempre, per ogni tipologia di richiesta o rapporto con le istituzioni.

Tale codice oggi è composto solo da numeri, ad esempio: 3444.5.9999, dove le prime quattro identificavano la città di nascita, il quinto numero la modalità in cui ci si registra e gli ultimi quattro numeri sono sequenziali.

Oggi avendo terminato in molte città la possibilità di utilizzo delle 4 cifre finali, si utilizza un normale sistema sequenziale di assegnazione. In breve negli Stati Uniti si può arrivare fino ad un massimo di 999.999.999 combinazioni, ma resta pur sempre un numero anonimo, non parlante come il nostro, che non racconta nulla di quella persona. Una volta tanto qualcosa di cui distinguerci dalla democrazia americana.

In ultimo la tabella relativa agli anni del codice fiscale 2.0, sufficiente per coprire fino all’anno 3399, oltre 1000 anni di attività, prima di dover pensare a qualcosa di nuovo.
Si salta la lettera O per non confondere con lo zero = 0 – 99

0 = 0 – 99
1 = 100 – 199
2 = 200 – 299
3 = 300 – 399
4 = 400 – 499
5 = 500 – 599
6 = 600 – 699
7 = 700 – 799
8 = 800 – 899
9 = 900 – 999

A = 1000 – 1099
B = 1100 – 1199
C = 1200 – 1299
D = 1300 – 1399
E = 1400 – 1499
F = 1500 – 1599
G = 1600 – 1699
H = 1700 – 1799
I = 1800 – 1899
L = 1900 – 1999
M = 2000 – 2099
N = 2100 – 2199
P = 2200 – 2299
Q = 2300 – 2399
R = 2400 – 2499
S = 2500 – 2599
T = 2600 – 2699
U = 2700 – 2799
V = 2800 – 2899
Z = 2900 – 2999
Y = 3000 – 3199
W = 3100 – 3299
J = 3200 – 3399

Felice Balsamo

Nato a Napoli, informatico dall'età di 9 anni, nel 1998 scopre il mondo Internet, si appassiona al web e ai motori di ricerca, sviluppa in SOAP, WSDL per i BlackBerry e per il nascente DTT (Digitale Terrestre) e protocollo MHP. Ha una breve parentesi in Linden Scripting Language, per la creazione di nuovi mondi in Second Life. Nel 2011 e 2016 coordina la comunicazione web per la campagna a Sindaco di Napoli di Luigi de Magistris. Da Luglio 2011 segue le attività di informatizzazione, razionalizzazione delle risorse economiche, contrasto all'evasione per il Comune di Napoli. Appassionato di anagrafe, ha collaborato per l'introduzione della CIE 3.0 (carta d'identità elettronica) e dell'ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente). Dal 2018 coordina il progetto "Napoli Blockchain" finalizzato alla diffusione e sperimentazione di tale tecnologia nella città di Napoli.

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