Economia

Bonus Donna 2023: nuovi esoneri per le assunzioni femminili ma non in tutti i settori

Si riconferma il bonus donne 2023 per le assunzioni a tempo determinato e indeterminato ma con alcune modifiche: l'obiettivo è quello di contrastare il gender gap nei settori a prevalenza maschile

Il Bonus Donna è stato riconfermato anche nel 2023, con alcune novità. La misura, partita in via sperimentale nel biennio 2021-2022 prevedeva fino a questo momento incentivi per le assunzioni femminili, a tempo a tempo indeterminato o determinato o per la trasformazione del contratto di lavoro da determinato ad indeterminato, per le donne definite come “svantaggiate” ossia:

  • donne che risiedono al Sud e sono disoccupate da almeno 6 mesi;
  • sono disoccupate da almeno 24 mesi per tutte le altre regioni d’Italia;
  • Donne “svantaggiate” (categoria prevista dalla legge numero 92 del 2012) fra cui rientrano donne con almeno cinquant’anni di età e disoccupate da oltre dodici mesi e donne di qualsiasi età che svolgevano professioni o attività lavorative in settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere.

I vantaggi fiscali e contributivi sono stati sicuramente di aiuto per superare l’annus horribilis del 2020 che ha segnato un dato fin troppo negativo per l’occupazione femminile: secondo un’indagine Istat sugli effetti sull’occupazione (elaborate dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, nel focus “Ripartire dalla risorsa donna“) nel secondo trimestre 2020 si sono contate 470 mila donne occupate in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, con un calo del 4,7 per cento.

Non solo: come riporta l’Osservatorio Diritti, se si ragiona in termini percentuali, dei posti di lavoro persi in tre mesi, 841 mila in tutto, quelli femminili sono stati il 55,9 per cento.

Le prospettive e le novità per il Bonus Donna 2023

Il nuovo Bonus Donna è quindi diventato realtà nelle scorse ore: il Ministero del Lavoro nel decreto n. 327 del 16 novembre 2022 ha individuato per il prossimo anno i settori e le professioni in cui sarà possibile applicare il bonus donna 2023.

Questa volta, infatti, si tratta di un esonero contributivo previsto per l’assunzione di lavoratrici svantaggiate che operano in settori con elevato gender gap, ossia una forte disparità di genere, che superi almeno del 25% la disparità media uomo-donna. Ma vediamo come.

I dati sulla disparità di genere sono sono stati individuati sulla base delle elaborazioni effettuate dall’ISTAT in relazione al tasso di disparità medio del 2021, che è pari al 9,5%. In particolare, nella tabella di riepilogo riportata nel documento è emerso che i settori maggiormente segnati da un alto tasso di gender gap (e quindi sarà possibile applicare il bonus donna 2023) sono

  • agricoltura;
  • industria;
  • servizi.

Nel dettaglio, il settore con il tasso di disparità di genere maggiore è quello delle costruzioni (82 %) mentre il divario è minore nei servizi della Pubblica Amministrazione (57,5%).

Come si vede, in realtà – purtroppo – i livelli di gender gap registrati nei differenti settori (dall’industria all’agricoltura, dai servizi professionali alle materie STEM) sono piuttosto elevati: la nota positiva (magra consolazione, insomma) è che, per questo motivo, il bonus donna 2023 potrà applicarsi alla maggior parte dei settori produttivi.

Come funziona lo sgravio contributivo

Così come prevede la misura, non sono previsti limiti di età e i requisiti per poter accedere al bonus donna 2023 sono:

  • assenza di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e residenza in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione Europea;
  • assenza di un impiego regolarmente retribuito da almeno 2 anni senza limiti di residenza;
  • assenza di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e attività lavorativa in settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere.

L’esonero, inoltre, si applica anche per l’assunzione di donne con almeno 50 anni d’età e disoccupate da più di un anno (così detta categoria donne “svantaggiate”). Ma se la Legge di Bilancio 2021 ha elevato l’esonero contributivo al 100% per il biennio 2021-2022 nel limite massimo di seimila euro annui, a partire dal prossimo anno – salvo cambiamenti nella prossima manovra – lo sgravio previsto sarà del 50%

La Legge di Bilancio 2021 ha portato l’esonero contributivo al 100 per cento, nel limite massimo di importo di 6.000 euro, per il biennio 2021 e 2022. Dal 2023, salvo interventi nella prossima Legge di Bilancio, lo sgravio tornerà al 50 per cento. Bisogna solo attendere, quindi, l’approvazione ufficiale della Legge di Bilancio e l’ok della Commissione Europea.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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