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Energia, l’urgenza di liberarsi dalla dipendenza russa

”L’urgenza di procedere alla trasformazione del sistema energetico europeo, indotta dalla crisi in atto, è stata formalmente sancita dalla Commissione europea con la recente presentazione del piano Repower Eu, che individua il primo passo da compiere nella rapida riduzione della dipendenza dai combustibili fossili russa”.

È quanto emerge dal report ‘La trasformazione del sistema energetico in Europa: quali impulsi dalle politiche comunitarie e nazionali’, realizzato in collaborazione tra area studi Legacoop e Prometeia. In Italia ”è particolarmente forte” perché, si ricorda, importa dalla Russia il 43,2% del gas naturale utilizzato, contro il 38,7% della media Ue.

Perché liberarsi dalla dipendenza dalla Russia

Sappiamo già che l’Italia, come gran parte dell’Europa, è quasi del tutto dipendente dalla Russia per l’approvvigionamento di fonti energetiche e combustibili. E se il Ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani qualche settimana fa aveva annunciato che “ci libereremo dalla dipendenza dal gas russo entro la fine del 2024″, oggi ha introdotto una novità importante all’Assemblea pubblica di Elettricità Futura: l’introduzione della FER2

“la norma che riguarda le rinnovabili innovative, prende l’impegno di potenziare cose che oggi sono ancora in stato embrionale – geotermico, solare a concentrazione, synthetic fuel, biogas, offshore nuova generazione – per avere un menù di rinnovabili che sia il più ampio possibile, tutto quello che abbatte la produzione di CO2 in fase primaria di produzione di energia va incentivato”.

“Con il Pnrr potenzieremo la produzione di celle solari, parte l’iniziativa per la fabbrica di idrolizzatori, è partita quella per la supply chain di batterie per l’automotive – continua – Questo è il momento di fare grandi investimenti in ricerca e sviluppo: mi piacciano le batterie ma spero il prima possibile di andare al di là del litio perché il futuro con il litio non è molto diverso dal futuro con il gas fornito della Russia”.

Ma anche l’Europa continua a premere il piede sull’acceleratore proprio con il piano RePower Eu: se tutta l’eurozona importa dalla Russia circa 150 miliardi di metri cubi di gas naturale per anno, è necessario ridurre di almeno due terzi questo dato già a partire dalla fine di quest’anno. Il motore per agire sarà dato da una serie di misure che riguardano il risparmio e l’efficienza energetica, la diversificazione degli approvvigionamenti, la sostituzione dei combustibili fossili con le fonti rinnovabili (con un forte focus sul solare e sull’eolico) e combinando investimenti e riforme che sono al vaglio della Commissione.

Bisogna fare in fretta: con il piano Repower Eu ha fissato obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi di quelli fissati in precedenza dall’Unione Europea, portando dal 9% al 13% l’obiettivo di efficienza (riduzione dei consumi rispetto allo scenario di base) e dal 40% al 45% l’obiettivo sulla quota di rinnovabili nel mix energetico.

Mix energetico che, si ricorda, ‘‘vede l’Italia particolarmente esposta per la componente gas naturale” (il 40,5% di tutte le fonti, contro una media Ue del 23,7%), la principale fonte per la produzione di energia elettrica (49%, rispetto al 41% delle rinnovabili). Priorità che, tuttavia, ‘‘non occupano la prima posizione nell’attuale programmazione delle risorse per spese green nei Pnrr dei vari Paesi’‘.

Attualmente, infatti, dei 198 miliardi di spese green (in media il 40% dei 490 miliardi totali finanziati dall’UE, superando l’obiettivo fissato in almeno il 37%), il 34% è per la mobilità sostenibile, mentre il 28% è destinato ad aumentare l’efficienza energetica e alle rinnovabili va in media il 16% (con quote variabili tra i paesi: 5% Germania, 16% Italia, 29% Svezia).

La situazione italiana

L’Italia, spiega il rapporto di Legacoop e Prometeia, pur avendo destinato alla transizione verde poco più della soglia minima stabilita (71,7 miliardi, pari al 37,5% del totale), in termini assoluti presenta la spesa maggiore e in percentuale sul PIL (4%) è inferiore solo alla Grecia (6,3%), mentre supera di molto quella degli altri grandi paesi (0,3% in Germania, 0,7% in Francia, 2,3% in Spagna).

Per procedere celermente alla trasformazione del sistema energetico europeo sono necessari investimenti per 210 miliardi di euro entro il 2027 (e 288 mld entro il 2030) in aggiunta ai circa 200 miliardi di interventi green programmati dai Pnrr nazionali (71,7 miliardi in quello italiano).

Le risorse, da utilizzare soprattutto per finanziare le energie rinnovabili (cui attualmente è destinato, in media, solo il 16% degli interventi green dei Pnrr), potrebbero provenire per 225 miliardi solo dai prestiti disponibili per il Ngeu e non richiesti.

”Ma non vanno sottovalutati i rischi sulla capacità di raggiungere gli obiettivi, legati ai tempi stretti, ai numerosi problemi tecnici e al concomitante impegno dei Paesi nella realizzazione dei grandi progetti infrastrutturali dei Pnrr”, si legge nel documento.

Gli investimenti previsti, si ricorda, sono da destinare per il 30% alle rinnovabili, per il 20% all’efficienza energetica, per il 14% a processi industriali più puliti, per il 13% alla produzione di biometano, per il 10% al potenziamento della rete elettrica, per il 9% all’idrogeno, per il 3% all’aumento dell’import di gnl e gas attraverso i gasdotti e per l’1% alla sicurezza dell’approvvigionamento di petrolio.

Le risorse per coprire questo fabbisogno dovrebbero provenire per un massimo di 225 miliardi da prestiti non utilizzati del Ngeu (che scenderebbero però a 155 miliardi se la Spagna, che non l’ha ancora fatto, chiedesse la quota spettante di prestiti, pari a 70 miliardi); per 20 miliardi da una rapida modifica del Rrf (Regolamento sul dispositivo per la ripresa e resilienza) per assegnare sovvenzioni supplementari dalla vendita all’asta di un numero limitato di quote di emissioni del sistema Etd (Emission trade system); rispettivamente 26,9 e 7,5 miliardi da una maggiore flessibilità nel trasferimento delle risorse assegnate agli Stati membri dai fondi di coesione e dalla pac; 3 miliardi dal raddoppio del finanziamento del fondo per l’Innovazione.

In questo quadro generale, per l’Italia sono stimabili risorse per 4 miliardi come quota dei 20 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto del Rff (in quanto ripartite con le stesse regole adottate per i Pnrr) e per 5,4 miliardi dalla flessibilità di altri fondi Ue. Non è invece stimabile quanto potrebbe essere destinato al nostro Paese dei prestiti ‘residui’ del Rff.

L’afflusso di queste nuove risorse consentirebbe di incrementare la spesa complessiva di 71,7 miliardi prevista per le misure green del Pnrr, dove le aree principali di destinazione sono la mobilità sostenibile (42%, pari a 30 miliardi, 20 dei quali per potenziare i collegamenti ferroviari), l’efficienza energetica (24%, 17 miliardi, 12 dei quali finanziano il potenziamento del superbonus 110%) ed energie rinnovabili e reti (16%, 12 miliardi, dei quali 4,7 per il fotovoltaico).

Redazione

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