Interviste

Giuliana Albano, la prima donna alla guida di una Scuola di Arte e Teologia in Italia: “La parità di genere sul lavoro è ancora un’utopia”

La professoressa è condirettore della Scuola di Alta Formazione in Arte e Teologia della Pontificia facoltà teologica dell'Italia Meridionale, unica donna in un ruolo di direzione in una realtà simile. "L'arte - anche cristiana - può aiutarci a valorizzare e leggere antropologicamente il territorio"

Realtà unica in Italia, la Scuola di Alta formazione in Arte e Teologia della Pontificia facoltà teologica dell’Italia Meridionale, dallo scorso anno, si contraddistingue nel panorama formativo ecclesiale italiano, anche per la nomina, come condirettore, accanto al gesuita Jean Paul Hernandez, della professoressa Giuliana Albano. Non ci sono, infatti al momento, altre realtà simili affidate a donne. Storica dell’arte, la Albano ha contribuito, con passione e alta competenza, alla crescita della Scuola, nata nel 2006 su progetto del gesuita Giuseppe Manca, primo direttore, e del professor Giorgio Agnisola, critico d’arte e giornalista, che l’ha condiretta fino al 2019.

L’annuncio del primo convegno del 2022, «Quale arte sacra oggi?», organizzato dalla Scuola per il prossimo 6-7 maggio, in collaborazione con la Fondazione Culturale San Fedele di Milano e con il patrocinio della Fondazione Posillipo, diventa occasione per una chiacchierata sull’arte e sulle donne, con la condirettrice.

Professoressa Albano, partiamo dal rapporto pubblicato dallo studio di professionisti per l’arte e la cultura BBS-Lombard, con il sostegno di Arte Generali. Le conclusioni dicono che l’arte italiana contemporanea non è visibile all’estero per mancanza di strategia integrata. Percepisce, nel suo lavoro quotidiano, questa assenza?
“Se la domanda mi viene posta come storico dell’arte non posso che sposare le tesi e le conclusioni del rapporto da Lei citato. Le difficoltà di promuovere l’arte contemporanea e in particolare gli artisti emergenti in Italia sono evidenti. Il mio percorso di storico dell’arte è iniziato, negli anni 2000, con esperienze strettamente legate all’arte contemporanea e ricordo che in quegli anni era molto difficile presentarle sul territorio. L’attività delle gallerie è stata fondamentale, erano le uniche a proporre l’arte contemporanea internazionale a Napoli, oltre alle esposizioni tenutesi nei musei di Villa Pignatelli e di Capodimonte, dove nacque la prima sezione permanente dedicata al contemporaneo. Con il tempo, il rapporto tra le istituzioni e i privati si è concretizzato, tante le mostre allestite a Capodimonte, a Castel Sant’Elmo e al MADRE, ma a mio avviso ancora troppo poco per la vivacità di artisti, di galleristi e di spazi espositivi presenti sul nostro territorio. Se la domanda, invece, mi viene posta come teologa e come condirettrice della Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, le posso assicurare che tutte le occasioni che ci vengono offerte per discutere di arte contemporanea, in sinergia con il contesto e con il nostro percorso di studio, sono sempre accolte con entusiasmo, infatti, non le nascondo che attuiamo indagini frequenti per individuare nuovi talenti e nuove opere”.

Quale il sostegno che la Scuola, accreditata a livello nazionale e internazionale, può portare all’arte contemporanea, non solo sacra?
“Rifacendomi a quanto affermato in precedenza per l’arte sacra contemporanea gli sforzi da parte nostra sono già orientati in tal senso. Il discorso appare più complesso per l’arte contemporanea non sacra. Ritengo che sia più difficile inserire questa tipologia di rappresentazioni artistiche, ma questo non significa che ciò non viene fatto e che non intensificheremo lo sforzo per utilizzare l’arte contemporanea nei nostri corsi di studio. È vero che tanto l’ispirazione della Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia quanto il suo assetto istituzionale appartengono ad un orizzonte esplicitamente teologico, e cioè una ricerca di comprensione della fede, ma nel nostro Diploma vi è anche una riflessione teologica che parte dalle opere d’arte non esplicitamente religiose. In questo modo si conferma nella formazione dello studente la comprensione dell’arte come fenomeno che in sé ha una valenza teologica, al di là di ciò che rappresenta. Questa nostra propensione per l’arte e in particolare per tutte le espressioni artistiche sarà certamente ancora più presente negli anni a venire e nei nostri percorsi di studio”.

Giuliana Albano, condirettore della Scuola di Alta formazione in Arte e Teologia della Pontificia facoltà teologica dell'Italia Meridionale
La professoressa Giuliana Albano

E quale il contribuito che può portare per l’arte a Napoli e in Campania?
“Napoli, ma anche la Campania, ha una densità di opere d’arte eccezionale con una continuità cronologica unica in Italia, potremmo dire unica in Europa. La nostra regione è un museo a cielo aperto. La Scuola si prefigura lo scopo di far parlare un territorio, non solo di analizzare i fenomeni artistici, ma anche di valorizzazione l’arte cristiana: leggere teologicamente, antropologicamente un territorio. Un’occasione straordinaria a Napoli e nella Scuola di Arte e Teologia. La dimensione artistica, infatti, si riveste di forti responsabilità pedagogiche, supporta tecniche e metodologie educative o si dimostra dispositivo capace di generare valore sociale ed economico, come quando, declinandosi in mentalità creativa e spirito attuativo, produce ricchezza formativa o prospettive lavorative. Il nostro è un programma pensato in un’epoca pre-covid, ma che oggi diventa ulteriormente strategico. Mira al contrasto della povertà educativa intesa come difficoltà di accesso per tanti, ora molto di più, e va a coinvolgere quella fetta di popolazione che sperimenta normalmente l’esclusione perché non dispone di strumenti adeguati. Una cosa su tutte mi ha colpito in questo periodo, l’esigenza di muoversi, di non sentirsi chiusi e bloccati. La Scuola è diventata un luogo da tenere ben custodito e protetto. Proprio per questo, alla luce delle difficoltà a proporre interventi all’interno dell’edificio, abbiamo rimodulato le nostre attività, immaginando non solo la modalità online, ma anche all’esterno i nostri laboratori. In altre parole, in tempi di distanziamento abbiamo portato le attività all’aperto. Così quel momento di arte ed educazione, tramite teatro, musica, visite guidate ed altro, rappresenta una conquista. Credo che questa sia un’occasione straordinaria di poter fare questo esercizio a Napoli e nella Scuola di Arte e Teologia, perché le arti sono la cura per una rinascita delle città”.

Passiamo all’arte sacra. Ha senso ancora parlarne? E in che termini?
!Il dibattito sull’arte sacra e in particolare l’arte contemporanea è ancora aperto. Il Concilio Vaticano II ha rappresentato una svolta riguardo all’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’arte contemporanea, infatti, da lì si è sentita l’esigenza e la volontà di riaprire un dialogo tra gli artisti e il mondo ecclesiastico. Nonostante ancora oggi questo dialogo sia complesso, con tanta difficoltà, si stanno compiendo significativi passi in avanti; forse perché credo sia ancora poca la formazione di quelle figure che potrebbero creare un sano dibattito sul contemporaneo, mi riferisco non solo agli artisti, agli architetti e ai progettisti, ma anche ai liturgisti e ai presbiteri. Una buona formazione potrebbe riattivare e rendere proficuo questo dialogo. Da qui nasce l’idea del Convegno ‘Quale arte sacra oggi?‘ che si terrà a Napoli il prossimo 6-7 maggio 2022: curato e organizzato dal prof. Giorgio Agnisola (critico d’arte e giornalista, coordinatore dell’area di ricerca della Scuola, ndr) e dal prof. Andrea dall’Asta (direttore della Galleria San Fedele di Milano, ndr), vuole appunto essere occasione di confronto interdisciplinare, con interventi di liturgisti, artisti, critici d’arte, filosofi, esperti del settore!.

Un’ultima domanda, alla donna Giuliana Albano: quali le priorità delle donne che oggi ricoprono posti di responsabilità?
“Purtroppo, a questa domanda non si può rispondere senza ricordare che ancora oggi le donne hanno moltissime difficoltà ad inserirsi in determinati ambienti di lavoro e in particolare ad assumere ruoli di responsabilità. Sono stati spesi fiumi di inchiostro sul tema delle pari opportunità e dell’indipendenza economica della donna, ma di fatto, nel 2022 questa tanto agognata parità è ancora un’utopia e sicuramente resterà così ancora per molto tempo. Ma quando una donna ricopre un ruolo di responsabilità, l’occasione non va sprecata e bisogna impegnarsi al massimo per dimostrare che la presenza femminile rappresenta un enorme arricchimento nell’ambiente in cui si trova ad operare. Sono cresciuta in una famiglia dove il rispetto per l’altro, la cultura ha sempre avuto un ruolo molto importante, i miei genitori hanno cercato di trasmettermi sin da bambina la passione per l’arte – portandomi a visitare ogni possibile mostra – ed a mio avviso ci sono riusciti”.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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