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L’innovazione? Non è in contrasto con la tutela dell’ambiente: parola di Vilma Moronese

"L'innovazione non è in contrasto con la tutela dell'ambiente, ma è l'incapacità di utilizzarla nella giusta maniera"

F- Mag ha scambiato due parole, a poche ore dall’approvazione in commissione ambiente del Senato della Legge Salvamare, con la Presidente della Commissione Vilma Moronese. La norma permetterà ai pescatori di portare sulla terra ferma i rifiuti accidentalmente pescati senza incombere in sanzioni. Una legge sostanzialmente semplice, composta di pochi articoli, ma innovativa e rivoluzionaria per impatto ambientale.

Presidente, dopo circa due anni dall’approvazione alla Camera la cosiddetta “Legge Salvamare” è stata approvata in commissione ambiente del Senato. Una norma fortemente voluta dall’ex ministro dell’ambiente Sergio Costa. Ci può spiegare perché è così importante questa legge?
“Sono davvero felice e soddisfatta della conclusione dei lavori in Commissione ambiente del Senato della legge “Salvamare”. L’ex Ministro Costa, a cui va la mia gratitudine, è stato lungimirante nel presentare in Parlamento una norma unica a livello europeo e internazionale. I dati che abbiamo sulla presenza in mare di plastiche fanno rabbrividire, parliamo di oltre un milione di tonnellate solo nel Mar mediterraneo. Avere una norma che consente di recuperare una parte di questi rifiuti, grazie alla collaborazione dei pescatori e di poterli correttamente smaltire è di grandissima importanza. E’ importante ricordare che oggi questo non è consentito, e i pescatori se con le loro reti pescano anche le plastiche sono costretti a ributtarle a mare se non vogliono rendersi colpevoli di trasporto illecito dei rifiuti. In più nel ddl Salvamare si da supporto ad associazioni, comitati ed enti che vogliono impegnarsi nelle campagne di pulizia prevedendo che queste attività possano essere svolte non solo a mare, ma anche nei laghi e fiumi”.

Rispetto alla primo passaggio, avvenuto circa due anni fa alla Camera, la legge è stata modificata e impreziosita dal lavoro della Commissione. In che modo?
“Devo dire che raramente accade, ma sul disegno di legge Salvamare è stato fatto davvero un lavoro condiviso, non solo fra le varie forze politiche ma anche fra i due rami del Parlamento. Le modifiche principali al testo base sono state apportate alla Camera con il supporto e la condivisione delle scelte anche da parte del Senato, per cui in seconda lettura abbiamo semplicemente cercato di migliorare alcune definizioni, precisando alcuni passaggi per rendere la norma perfetta dal punto di vista attuativo”.

Ora non resta che l’approvazione dell’Aula del Senato, per poi passare nuovamente per l’approvazione definitiva alla Camera. Secondo lei che tempi ci sono?
“Spero possa andare in Aula al Senato prima della pausa estiva e alla Camera appena dopo l’estate. Ho già sensibilizzato i Presidenti dei Gruppi parlamentari a richiederne immediatamente la calendarizzazione”.

Quando si parla di ambiente dobbiamo parlare anche della questione rifiuti. Molti suoi colleghi ripetono come un mantra da anni che “abbiamo bisogno di impianti”. Nel frattempo, da una parte il governatore della Sicilia Nello Musumeci rilancia la necessità di ben due inceneritori nella Regione. Dall’altra, a Roma la sindaca Raggi ha dovuto riaprire la discarica di Albano Laziale. Lei ha sostenuto in passato che, per risolvere parte del problema, bisogna modificare una norma contenuta nel decreto Sblocca Italia (Governo Renzi, 2014). Ce ne vuole parlare?
“Io davvero non riesco a farmene una ragione sulla follia di taluni che ritengono che puntare a certi impianti come gli inceneritori possa rappresentare la soluzione della gestione dei rifiuti. Abbiamo studi, conoscenze e possibilità di gestirli in maniera sostenibile e invece per nascondere la propria incapacità di pianificazione e la mancanza di sensibilità ambientale, taluni Presidenti di Regione ancora propongono soluzioni dannose e vecchie come quelle degli inceneritori. Con l’ex ministro Costa stavamo lavorando su questo e avevamo difatti introdotto nel decreto legislativo 116/2020 la necessità di dotarci un Piano nazionale dei rifiuti almeno per poter dare gli indirizzi giusti alle Regioni su cui ricade la competenza. Avevo depositato una mozione per superare il decreto Sblocca Italia di Renzi che invece dava a inceneritori, e non solo, un’importanza “strategica” per il Paese ma ora devo ahimè constatare che il neo ministro Cingolani nelle norme contenute nel decreto legge 77, cosiddetto semplificazioni, ha fatto molto peggio mettendo questo tipo di impianti addirittura fra quelli che dovranno beneficiare delle risorse destinate al PNRR. Per me siamo difronte o alla follia o alla volontà di compiacere le richieste che provengono da un settore industriale che gli inceneritori li costruisce, li gestisce e ci guadagna a discapito della salute dei cittadini e della tutela del territorio”.

Cambiamo tema. Da un po’ di giorni sui suoi canali social ha aperto una rubrica sugli effetti negativi (ambientali) del Decreto Semplificazioni, a breve in discussione alla Camera. Quali sono secondo lei i punti critici di questa norma?
“Quasi tutti gli articoli che riguardano gli aspetti ambientali li trovo davvero pericolosi, in contrasto con l’obiettivo di sostenibilità ambientale, di tutela del territorio e della salute dei cittadini. Alcune norme in esso contenute a mio avviso vanno anche in contrasto con molte direttive europee che l’Italia invece ha recepito. Per fare solo alcuni esempi: vengono cancellati i criteri per individuare delle aree idonee per la realizzazione dei progetti previsti nel PNRR e PNIEC in sede di VIA, questi criteri riguardavano le esigenze di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, le esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici e del suolo. Viene ridotto della metà il tempo per la consultazione pubblica. Nell’allegato 1 al decreto viene fatto l’elenco delle tipologie di impianti e progetti a cui si riferiscono queste semplificazioni e, come detto prima, ci sono inceneritori e biodigestori. Viene depotenziato il ruolo del Ministero dei beni culturali che su queste opere dovrà esprimere il proprio parere ma non in modo vincolante, quindi se ricadono su aree ad esempio con vincoli paesaggistici poco importa, si potrà procedere senza colpo ferire. Hanno elevato, per non essere sottoposti alla verifica di assoggettabilità a Via, il limite previsto che oggi è di 1 MW per gli impianti fotovoltaici a ben 10 MW. Hanno “macchiato” una norma buona come il Superbonus 110% prevedendo che anche gli immobili parzialmente o totalmente abusivi possano beneficiare di questo incentivo creando un meccanismo di sanatoria generalizzata. Stanno consentendo di bruciare il CSS, combustibile solido secondario che sempre rifiuto è, in qualsivoglia impianto. Addirittura senza che l’azienda che voglia investire in tale attività debba richiedere l’autorizzazione. E infine dopo il lavoro di due anni sulla modifica del 184-ter del testo unico ambientale che riguarda l’end of waste, cioè la cessazione della qualifica dei rifiuti, hanno pensato bene di abrogare quella parte che prevede controlli a campione e post autorizzatori, per verificare che quello che viene fatto negli impianti di riciclo corrisponda esattamente a quello per cui si è stati autorizzati. I criminali ambientali avranno festeggiato leggendo questa norma. Ho reso l’idea o è necessario che continui? Perchè c’è tanto di negativo ancora, purtroppo!”

Presidente un’ultima domanda. Quando si parla di innovazione, a qualsiasi livello, sembra che questa vada, nonostante gli sforzi, sempre in contrasto con la tutela dell’ambiente. I comitati e le associazioni ambientaliste sono costantemente sul piede di guerra. Secondo lei, quali possono essere oggi gli interventi necessari che possono mettere tutti d’accordo e capaci di invertire questa narrazione?
“L’innovazione non è in contrasto con la tutela dell’ambiente, ma è l’incapacità di utilizzarla nella giusta maniera, il problema e le scelte politiche ambientali del Ministro Cingolani e di questo governo, spiace dirlo, ne sono la prova. Potevamo andare nella direzione giusta se alla guida del Ministero dell’Ambiente oggi MITE fosse rimasto Sergio Costa, competente, lungimirante e soprattutto attento all’aspetto della legalità che risulta essere fondamentale soprattutto quando si parla dei rifiuti”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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