Interviste

“Un Governo con baricentro Milano-centrico, altro che migliori”

Antonio Pescapè contro il nascente esecutivo Draghi: "Governo figlio della peggiore visione nord centrica di fine anni Novanta"

Antonio Pescapè è un ritorno alle origini dell’agorà. Professore Ordinario di Ingegneria Informatica e esponente di spicco della “vita dell’ateneo” presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Direttore Scientifico della Digita Academy e delegato alla Innovazione e alla Terza Missione, già editorialista del Mattino, è uno dei più stimati opinion-leader di Napoli e anche uno dei più attenti osservatori della realtà a noi circostante. Attraverso i suoi profili social esprime opinioni, fornisce spunti di riflessione, accomuna e fa parlare di tutto, prendendosi l’onere di formare ben oltre la cattedra. Ed è tra quelli che, dal suo punto di vista privilegiato, ieri non ha lesinato più di una critica al nascente governo Draghi, definito a “trazione settentrionale”. O meglio, col “baricentro Milano-centrico”.

Prof. Pescapè, perché crede che questo Governo non sarà un “passo avanti”?
“Ci hanno detto che doveva essere il governo dei migliori, della svolta, del cambiamento e della equità nelle politiche di investimenti del Recovery Fund. Queste erano le parole. Guardiamo ai fatti dopo le nomine di ieri. Partendo dai migliori: non è mio costume fare confronti e paragoni tra persone ma, giusto per fare un esempio per comprendere il concetto, se ci troviamo (di nuovo) come migliori Brunetta, Gelmini, Di Maio, Stefani, Dadone, Garavaglia e non ci sono Provenzano, Amendola o Manfredi (guarda caso peraltro politici e tecnici tutti del Sud) c’è qualche problema. Qualche problema quanto meno con l’uso ed il significato della parola migliori. E, ripeto, non è un problema di chi c’è o di giudizio sulle persone, ma un problema di chi non c’è se penso ai migliori”.

Nessuna svolta?
“Se su 23 ministri solo 8 sono donne e di queste 8 solo 5 hanno ministeri con portafoglio; se su 23 ministri, la svolta e il cambiamento si fa con ben 8 ministri del Governo Conte II; se su 23 ministri ci sono politici protagonisti da anni e di numerosi governi come Franceschini (al suo quarto governo), Brunetta, Gelmini, Carfagna, Orlando, Giorgetti e Di Maio (al loro terzo governo), Bonetti, Stefani, Garavaglia, Giovannini, Guerini, D’Incà, Dadone, Patuanelli, Lamorgese, Speranza (al loro secondo governo) allora c’è qualche problema. Qualche problema quanto meno con l’uso ed il significato delle parole svolta e cambiamento”.

E poi ci sono gli investimenti…
“Se guardando questo governo troviamo la Lega al Mise, al Ministero per il Turismo e al Ministero per la Disabilità (ma si può scegliere un nome simile?), se il presidente Mattarella ha dovuto imporsi per avere un Ministero del Sud, se chiunque guarda questo Governo ha chiara contezza che si tratta di un governo del Nord tanto da sentirsi dire che non si deve guardare alla provenienza dei ministri ma a quello che faranno con i fondi del Recovery e non solo, con quelli forse c’è qualche problema”.

Qualcuno sostiene che quello della provenienza territoriale dei Ministri sia un non-problema…
“Da ieri sera chi fa notare come questo Governo sia un Governo figlio della peggiore visione nord centrica di fine anni Novanta, inizi 2000, si sente rispondere stupidaggini (perché si, tali sono) tipo: non è il luogo di nascita di un ministro che fa la differenza, ci sono diversi tecnici bravi che vigileranno. Per capire chi da ieri prova a ragionare e a dare una chiave di lettura basta leggere il punto è la visione contrapposta Mattarella vs Draghi sul Sud che ha portato alla Carfagna. Si legge che Draghi aveva deciso di eliminare del tutto un Ministero sulla coesione. Sul Sud. Mattarella non ha gradito e ha imposto la presenza del Ministero proponendo i colleghi Viesti o Giannola. Draghi, contrario alla visione Svimez, ha rifiutato proponendo una visione totalmente opposta e ha indicato la Reichlin. Mattarella, ben conoscendo la visione, ha rifiutato e la sintesi ha portato quindi alla scelta non più tecnica, bensì politica, della Carfagna. Con la scelta del metodo Reichlin. Fate voi”

Insomma, non c’è da stare per niente sereni.
“Io spero sinceramente di sbagliare. E lo spero per il Paese, per i miei figli e per me. Continuerò a fare la mia parte come e più di prima ma al momento temo che con questo Governo il problema era, è e sarà di sostanza”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise il welfare e il terzo settore. Direttrice editoriale di FMag.it

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