Pochi giorni dopo la pubblicazione, Racconti per assecondare la malinconia, nuova raccolta di Raffaele Cars edita da Homo Scrivens e distribuita su Amazon, ha raggiunto il primo posto nelle classifiche dedicate ai racconti e alle narrazioni a tema sociale per lettori giovani. Un dato che segnala un’attenzione crescente verso una scrittura capace di intercettare il disagio contemporaneo senza ricorrere a scorciatoie emotive, lavorando invece sulla precisione dello sguardo e sulla sottrazione.
Il libro raccoglie cinque racconti che attraversano alcune delle forme più riconoscibili della malinconia oggi: quella che si annida nelle vite digitali, nelle conversazioni interrotte, nelle attese ordinarie, nelle connessioni che promettono vicinanza e producono distanza. Non si tratta, però, di una malinconia estetizzante o generazionale in senso stretto, quanto piuttosto di una postura esistenziale, di un modo di stare nel tempo e nel corpo. I personaggi di Cars abitano il margine, sono spesso immobili, iperconsapevoli, incapaci di agire ma estremamente lucidi nell’osservare ciò che li circonda.
Napoli e la sua area metropolitana restano sullo sfondo come coordinate biografiche e simboliche. Cars, classe 1992, è nato a Napoli ed è originario dell’Area Nord, più precisamente Giugliano. Una provenienza che non diventa mai bandiera narrativa, ma che informa il suo sguardo: laterale, attento alle fratture, abituato a muoversi tra promesse di riscatto e una realtà che spesso procede per inerzia. Dopo aver alternato romanzi e narrativa breve, l’autore torna qui alla forma compatta del racconto, scegliendo di indagare i luoghi vulnerabili delle persone attraverso il minimo, l’infinitamente piccolo.
Le storie si muovono dentro una quotidianità apparentemente banale: sveglie che suonano, dentifrici sbagliati, cappellini ereditati, panchine, farmacie, fermate dell’autobus. Oggetti e gesti ordinari che, nella scrittura di Cars, si caricano di valore simbolico, diventano indizi di una stasi più profonda. È su questa materia dimessa che l’autore costruisce un atlante emotivo del presente, trasformando l’indecisione e l’inerzia in elementi narrativi centrali.
Uno dei nuclei tematici più evidenti del libro è il rapporto con il tempo. Un tempo percepito come già consumato, o comunque estraneo. I protagonisti sembrano sempre in ritardo rispetto alla vita, incapaci di aderire alle sue aspettative, ma allo stesso tempo ossessionati dall’idea di lasciare una traccia. In questo senso, l’uso dei social network assume una funzione tutt’altro che accessoria. Post programmati, messaggi inviati o mancati, selfie e contenuti archiviati diventano prove di esistenza, tentativi di fissare un’identità che rischia costantemente di dissolversi. La rete, più che uno spazio di relazione, appare come un deposito di memorie potenziali, spesso incapaci di generare un vero contatto.
Cars affronta con lucidità anche un tema raramente trattato senza retorica: il dolore altrui. Non come esperienza da condividere o da nobilitare, ma come peso che paralizza, che induce alla fuga, che mette a nudo l’incapacità di amare proprio nel momento in cui sarebbe più necessario farlo. È qui che la raccolta mostra una maturità evidente, scegliendo una verità scomoda e silenziosa, rifiutando ogni forma di consolazione facile.
Lo stile è controllato, essenziale, attraversato da una tensione costante tra il desiderio di contatto e la paura dell’esposizione. L’ironia, quando emerge, è sempre trattenuta, mai risolutiva. Il dolore non viene amplificato, ma lasciato sedimentare. Cars non cerca soluzioni e non offre redenzioni. Accompagna il lettore dentro un territorio fragile e riconoscibile, lo osserva con attenzione e lo lascia lì, con una consapevolezza in più.
Il percorso dell’autore conferma una coerenza rara per la sua generazione. Dopo La giovinezza al tempo degli orsi, pubblicato nel 2018 sempre con Homo Scrivens e accolto positivamente dalla critica per la capacità di unire delicatezza e profondità emotiva, Cars ha continuato a lavorare su una scrittura asciutta e riflessiva, consolidata attraverso racconti apparsi in antologie e riviste letterarie. Nel 2022 ha vinto la prima edizione di Tennis Writing, il torneo letterario legato al Milano ATP Challenger, mentre nel 2023 ha pubblicato il romanzo L’inferno è dietro l’angolo, approfondendo ulteriormente il suo interesse per le dinamiche emotive urbane.
Con Racconti per assecondare la malinconia, Cars torna alla forma breve e alla sua cifra più intima. Ne emerge un mosaico di solitudini, desideri e fragilità che compone un ritratto lucido del nostro tempo. Un libro che non chiede empatia immediata, ma attenzione. E che la ripaga con una scrittura capace di essere intima senza essere confessionale, dura senza essere cinica, profondamente umana nella sua ostinata vulnerabilità.
