Intelligenza Artificiale, servono 621mila tecnici digitali avanzati, ma oltre il 50% è introvabile

Le aziende italiane stanno spingendo forte sulla trasformazione digitale e sull’intelligenza artificiale (IA), ma faticano a trovare le figure professionali necessarie per far funzionare queste tecnologie. È il quadro che emerge da un’elaborazione dell’ufficio studi di Confartigianato, la confederazione che rappresenta artigiani e piccole e medie imprese.
Oltre 600mila tecnici digitali richiesti, ma più della metà è “introvabile”
Secondo le stime di Confartigianato riferite al 2025, le imprese italiane esprimeranno 621mila richieste di lavoratori con competenze digitali avanzate. Di questi profili, 316mila, pari al 50,8%, sono considerati di difficile reperimento.
Per “competenze digitali avanzate” si intendono le capacità necessarie per utilizzare e integrare in azienda tecnologie come:
- intelligenza artificiale, cioè sistemi in grado di svolgere compiti tipicamente umani (analisi, decisioni, riconoscimento immagini o testi) partendo dai dati;
- cloud computing, l’uso di infrastrutture e software in remoto tramite internet invece che su server interni;
- industrial Internet of Things (IoT), la connessione in rete di macchinari e dispositivi industriali per raccogliere dati e controllarli a distanza;
- data analytics e big data, l’analisi di grandi quantità di dati per supportare decisioni e strategie aziendali;
- realtà virtuale e aumentata, tecnologie immersive usate per formazione, progettazione, assistenza tecnica;
- blockchain, registri digitali distribuiti utilizzati per tracciare e validare transazioni e informazioni.
Si tratta quindi non solo di informatici in senso stretto, ma di tecnici e specialisti in grado di portare queste tecnologie dentro i processi produttivi, organizzativi e commerciali delle imprese.
Lombardia prima per richieste e profili difficili da trovare
La mappa territoriale evidenzia come il fenomeno sia particolarmente marcato nelle aree più industrializzate e nei grandi centri urbani. La Lombardia risulta nettamente in testa per numero di lavoratori con competenze digitali avanzate che le imprese faticano a reperire: si contano 60.960 professionalità “introvabili” su 121.440 richieste, pari al 50,2%.
Dopo la Lombardia, Confartigianato segnala la Campania e il Lazio tra le regioni dove è più forte la difficoltà nel reperire questi profili qualificati.
A livello provinciale, in testa alla classifica c’è Milano, principale polo economico e finanziario del Paese: qui le imprese cercano 64.320 lavoratori con competenze digitali avanzate, ma 29.840 di queste figure (il 46,4%) risultano di fatto introvabili. Seguono, nell’ordine, Roma, Napoli, Bari e Torino, altre grandi città caratterizzate da forte concentrazione di attività produttive e di servizi.
Sette imprese su dieci hanno già investito nella transizione digitale
Nonostante le difficoltà nel reperire personale, la corsa alla transizione digitale è già in atto. Secondo Confartigianato, il 71,8% delle imprese ha effettuato investimenti in almeno uno degli ambiti della trasformazione tecnologica.
Gli interventi vanno:
- dall’adozione di tecnologie digitali (software, piattaforme, sistemi automatizzati),
- alla loro integrazione nell’organizzazione aziendale,
- fino allo sviluppo di nuovi modelli di business basati sul digitale.
La propensione a investire è particolarmente elevata nei servizi, dove raggiunge il 73,4%. Si mantiene comunque alta anche in manifattura, utilities e costruzioni, con un valore del 70,8%. Si tratta di settori che rappresentano un’ampia fetta del tessuto produttivo italiano e che stanno integrando le tecnologie digitali tanto nei processi interni quanto nell’offerta ai clienti.
Perché le imprese non riescono a utilizzare appieno l’intelligenza artificiale
Nonostante la spinta agli investimenti, molte aziende segnalano limiti concreti all’uso effettivo dell’intelligenza artificiale. Confartigianato rileva che la mancanza di personale qualificato è indicata dal 58,6% delle imprese come principale ostacolo all’adozione dell’IA.
Accanto alla carenza di competenze, emergono altre barriere rilevanti:
- carenza di chiarezza legislativa, indicata dal 47,3% delle imprese: molte aziende faticano a orientarsi tra norme, obblighi e limiti relativi all’uso dell’IA;
- indisponibilità o scarsa qualità dei dati necessari, segnalata dal 45,2%: senza dati affidabili, i sistemi di IA non possono funzionare in modo efficace;
- preoccupazioni per privacy e protezione dei dati, per il 43,2% delle aziende, legate ai rischi nel trattamento di informazioni sensibili;
- costi elevati, richiamati dal 43% del campione: l’implementazione di soluzioni avanzate richiede spesso investimenti significativi;
- considerazioni etiche, indicate dal 25,7%: molte imprese si interrogano sull’impatto dell’IA su lavoro, responsabilità e decisioni automatizzate.
Le criticità segnalate da Confartigianato mostrano come l’intelligenza artificiale non sia solo una questione di software e macchine, ma richieda un ecosistema fatto di competenze adeguate, regole chiare, dati di qualità e un’attenzione crescente agli aspetti etici e di tutela della privacy.




