Open il Tarì, dal talk “Oro strategico” le soluzioni per uscire dalla crisi

In un contesto economico complesso e in continua evoluzione, il settore orafo prova a ridefinire le proprie strategie puntando su sostenibilità, innovazione e valorizzazione del know-how italiano. È questo il filo conduttore emerso dal talk “Oro strategico”, svoltosi a margine di Open, la fiera del Centro Orafo il Tarì, che ha riunito rappresentanti istituzionali e protagonisti della filiera per confrontarsi sulle prospettive del comparto.

Il Talk de Il Tarì

Il confronto è stato fortemente voluto da Vincenzo Giannotti, Presidente del Centro Orafo il Tarì e del Distretto Orafo Campano, che ha sottolineato come anche nei momenti di difficoltà possano nascere opportunità di rilancio:

“Nei momenti di necessità bisogna trovare le opportunità per rinascere: il Tarì, per esempio, nacque dalla difficoltà data dalle crescenti rapine  che colpivano gli imprenditori orafi del borgo orefici. In quest’ottica, bisognerebbe iniziare a pensare come possibile soluzione al valore occulto dell’oro, ovvero la sua eterna sostenibilità. L’oro non perde mai valore, è un metallo che si può trasformare senza inquinare, può essere sostituito oppure conservato come investimento”.

Sul tema della congiuntura economica e delle dinamiche internazionali si è soffermata Maria Cristina Squarcialupi, Presidente di Confindustria Federorafi, che ha evidenziato come le attuali difficoltà rientrino in una ciclicità nota al settore: “Il calo dell’export è fisiologico, perché l’oscillazione dell’oro c’è sempre stata e quindi le aziende sono abituate a queste oscillazioni. Il Ministero degli Esteri sta investendo tanto sul nostro settore, ma c’è chiaramente bisogno di supporto interno per l’accesso al credito che oggi è fondamentale. L’Italia è un esempio nel recupero di metalli preziosi, ma purtroppo se ne parla poco. Bisognerebbe puntare maggiormente sulla sostenibilità per rispondere alla crisi attuale. Infine, c’è un problema di comunicabilità: spesso il nostro saper fare rimane nelle nostre aziende. Dobbiamo riuscire a far emergere le nostre qualità e comunicare meglio”.

Un altro nodo centrale riguarda l’evoluzione del consumatore e il ruolo della formazione, come ha sottolineato Stefano Andreis, Presidente di Federpreziosi Confcommercio: “Oggi il cliente è molto più attento rispetto al passato, ha richieste maggiormente specifiche, personalizzate e spesso arriva anche più informato di chi vende. Dobbiamo quindi puntare su una migliore formazione altrimenti rischiamo di restare indietro rispetto a chi acquista. Dovremmo anche saper dare il giusto valore all’oggetto che stiamo vendendo, essere più empatici verso l’oggetto che stiamo vendendo e verso il cliente che si reca in gioielleria per acquistare”.

Protagonista del dibattito anche Maurizio Forte, Direttore Centrale per i settori dell’export ICE, che ha ribadito l’importanza della promozione internazionale e del sistema fieristico: “L’ICE raddoppierà per il prossimo triennio l’investimento promozionale per attrarre sempre più buyer stranieri in Italia e portare sempre più buyer italiani all’estero. Insieme al Governo puntiamo a valorizzare il settore fieristico italiano oltre ai prodotti. Il made in Italy ha bisogno di essere visto, toccato e di basarsi su relazioni umane. Queste sono cose che si possono fare solo durante le fiere dove il fattore umano è presente e diventa sempre più essenziale”.

Dal talk emerge dunque una visione condivisa: per affrontare la crisi, il settore orafo deve investire su sostenibilità, formazione, comunicazione e internazionalizzazione, facendo leva su uno dei suoi asset più solidi, l’oro, simbolo di valore duraturo e risorsa strategica per il futuro.

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