Caro energia, tra emergenza e strategia: famiglie e imprese sotto pressione

Il caro energia continua a comprimere margini e prospettive di famiglie e imprese italiane. In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica e volatilità dei mercati, la risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. È questo il filo conduttore emerso dal forum “Instabilità e caro energia: priorità imprese e famiglie per tutelare la crescita”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili (Cnpr), che ha riunito esponenti politici e professionisti per delineare un possibile percorso tra interventi immediati e strategie di lungo periodo.
Il tema centrale è chiaro: contenere gli effetti nel breve senza compromettere la costruzione di un sistema energetico più stabile, sostenibile e competitivo.
Diversificazione e nucleare: la linea del centrodestra
Nel dibattito, Roberto Pella (Forza Italia), membro della Commissione Bilancio della Camera, ha richiamato la necessità di superare una logica emergenziale, sottolineando come il costo dell’energia sia destinato a crescere strutturalmente. Da qui l’urgenza di una strategia internazionale condivisa, che coinvolga non solo l’Europa ma anche i Paesi del Mediterraneo e del Golfo.
Al centro della proposta, la diversificazione delle fonti e l’investimento in innovazione ed efficienza energetica. In questo quadro, il nucleare torna nel dibattito come possibile leva per garantire stabilità e rafforzare la competitività del sistema produttivo nel lungo periodo.
Sulla stessa linea Andrea Barabotti (Lega), che evidenzia la necessità di agire su due piani: da un lato l’intervento immediato per fronteggiare le emergenze – come le tensioni legate allo stretto di Hormuz – dall’altro la revisione dei fattori strutturali che incidono sui prezzi, tra cui il differenziale del gas tra Italia ed Europa e il sistema ETS.
Barabotti rivendica inoltre gli interventi messi in campo con il recente decreto bollette, caratterizzati da un approccio redistributivo a favore delle fasce più fragili e delle imprese più esposte. Tra le priorità, anche il rafforzamento delle infrastrutture strategiche e l’approvazione del disegno di legge sul nucleare, considerato uno strumento chiave per aumentare l’autonomia energetica nazionale.
Europa, rinnovabili e extraprofitti: la posizione del centrosinistra
Di segno diverso l’intervento di Marco Simiani (Partito Democratico), che pone l’accento sulla necessità di una maggiore integrazione europea. Secondo il parlamentare, la vera indipendenza energetica non può essere nazionale ma deve fondarsi su una sovranità condivisa a livello europeo.
Due i livelli di intervento indicati: una visione strategica stabile nel lungo periodo e misure immediate nel breve. Tra queste, incentivi fiscali, strumenti per l’efficientamento energetico e una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili.
Simiani richiama inoltre il tema degli extraprofitti, proponendo di destinare queste risorse – in accordo con l’Unione europea – a investimenti strategici per la transizione energetica. L’obiettivo è costruire un sistema più sostenibile, capace di ridurre i costi senza rinunciare alla sicurezza degli approvvigionamenti.
Stop agli “interventi a intermittenza”: la critica del M5S
Più critica la posizione di Emma Pavanelli (Movimento 5 Stelle), che denuncia l’incertezza normativa e la discontinuità delle politiche industriali come uno dei principali freni allo sviluppo del settore energetico.
Secondo la deputata, è necessario puntare con decisione sulle fonti rinnovabili, ma soprattutto sulle tecnologie di accumulo, in particolare le batterie, considerate un elemento strategico per garantire stabilità ed efficienza al sistema.
Pavanelli sottolinea anche l’urgenza di rendere operativi strumenti come Transizione 5.0, attesi da tempo dalle imprese, e richiama il ruolo del sistema bancario nel sostenere le Pmi, cuore del tessuto produttivo nazionale. Il rischio, in assenza di una linea chiara e continuativa, è quello di compromettere gli investimenti e la fiducia degli operatori economici.
Il punto di vista dei professionisti: sostenere competitività e domanda interna
Dal lato dei professionisti, Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale, evidenzia come l’attuale scenario – caratterizzato da costi elevati e margini ridotti – imponga un approccio integrato.
Non si tratta solo di intervenire sull’emergenza, ma di rafforzare gli strumenti per la crescita e la competitività nel medio periodo. Una responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, sistema bancario e operatori di mercato.
Sostenere le imprese, infatti, significa preservarne la capacità competitiva, mentre il supporto alle famiglie diventa essenziale per contrastare il calo demografico, ridurre le disuguaglianze e sostenere la domanda interna.
La sintesi: trasformare l’emergenza in leva di crescita
A chiudere i lavori è stato Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha sintetizzato il nodo centrale del dibattito: la necessità di bilanciare interventi immediati e strategie di lungo periodo.
Limitarsi a misure emergenziali può alleviare le difficoltà ma non risolve il problema strutturale. Al contrario, puntare esclusivamente sugli investimenti futuri rischia di lasciare indietro le realtà più fragili, incapaci di superare la fase attuale.
La soluzione, quindi, passa da un approccio integrato e condizionato, in grado di trasformare il sostegno immediato in un volano per la crescita. Un equilibrio complesso, ma indispensabile per accompagnare il sistema produttivo verso un futuro fatto di efficienza, innovazione e sostenibilità.


