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La governance della complessità: le architetture digitali del work management

“La rigidità nasce quando si applica uno strumento senza progettazione: un sistema ben costruito, invece, riduce l’attrito. Quando le informazioni sono centralizzate e i flussi sono chiari, le persone non devono più “chiedere permesso” o rincorrere aggiornamenti. Possono lavorare in autonomia, ma dentro una cornice condivisa".

Nel ciclo di vita di un’impresa esiste una soglia invisibile ma decisiva: quella in cui la crescita smette di essere un vantaggio “automatico” e diventa una variabile da governare. Ma più progetti, più persone, più mercati significano anche più interdipendenze, più punti di frizione, più necessità di coordinamento.

Secondo le più recenti analisi in ambito organizzativo, molte aziende non soffrono di un deficit di produttività, bensì di un deficit di struttura: attività non pienamente tracciate, responsabilità distribuite in modo informale, flussi decisionali che si concentrano eccessivamente sul vertice. In questo scenario, la competitività non dipende soltanto dalla strategia, ma dalla capacità di costruire un’infrastruttura operativa coerente con la complessità del business.

Piattaforme di work management evoluto come Wrike si inseriscono in questo contesto come strumenti abilitanti di governance: non semplici applicativi ma architetture digitali capaci di rendere il lavoro visibile, coordinato e misurabile. Ne abbiamo discusso con Vincenzo Amabile, COO di Fortress Lab, per comprendere perché, oggi, investire nell’organizzazione significhi investire nella sostenibilità della crescita.

Agilità, autonomia, velocità: sono concetti cui aspirano tante aziende, ma spesso il nodo sembra essere l’organizzazione. È così?
“Assolutamente sì. Oggi molte imprese cercano di diventare più rapide aumentando la libertà dei team. Ma la libertà, senza un sistema chiaro o una struttura, genera frammentazione, confusione, incertezza. Ognuno procede con il proprio metodo, le priorità si moltiplicano e il coordinamento diventa sempre più costoso in termini di tempo ed energia. Bisogna orientarsi, invece, verso una struttura smart e agile, che sia ben progettata per assecondare i flussi precipui e le esigenze specifiche di ogni azienda”.

Ma molti manager temono che piattaforme strutturate introducano rigidità. È un rischio reale?
“La rigidità nasce quando si applica uno strumento senza progettazione: un sistema ben costruito, invece, riduce l’attrito. Quando le informazioni sono centralizzate e i flussi sono chiari, le persone non devono più “chiedere permesso” o rincorrere aggiornamenti. Possono lavorare in autonomia, ma dentro una cornice condivisa. Una soluzione progettata bene, elimina il bisogno di rincorrere informazioni. Noi utilizziamo un BPM come Wrike proprio per questo: le persone non devono più chiedere aggiornamenti, li vedono in tempo reale. Non devono ricostruire contesti, sono già tracciati. In questo senso Wrike non è controllo, costruisce il contesto”.

Si spieghi meglio. Dove si inserisce Wrike in questo scenario?
“Wrike è un’infrastruttura operativa, non un semplice strumento di project management. Rende il lavoro leggibile perché attività, responsabilità, dipendenze, priorità: tutto è visibile e connesso. Questo significa che le decisioni non restano isolate, ma si trasformano in flussi operativi coerenti. E soprattutto significa che il coordinamento non dipende più dalla memoria delle persone o dalle riunioni continue. Come dicevamo all’inizio, molte aziende pensano di avere un problema di produttività ma, in realtà, hanno un problema di struttura: attività sparse, responsabilità poco chiare, aggiornamenti che vivono nelle riunioni o nelle chat. Wrike mette tutto in un unico ambiente coerente”.

Quindi è uno strumento di project management evoluto?
“È molto di più: il project management è una conseguenza. Wrike centralizza ruoli, flussi, priorità e dipendenze. Ti permette di vedere non solo “chi fa cosa”, ma come le attività si collegano tra loro e dove si generano colli di bottiglia. Il punto non è controllare il lavoro, ma  progettare un sistema che funzioni anche quando la complessità aumenta”.

Dal punto di vista di un CEO o di un COO, qual è il vero valore?
“Sicuramente la governance. Un’organizzazione matura non dovrebbe richiedere la presenza costante del vertice per funzionare. Se ogni decisione operativa deve essere mediata dal management, il sistema è fragile. Con Wrike, il management ottiene una visione strutturata e in tempo reale dell’azienda: stato dei progetti, criticità, carichi di lavoro, priorità strategiche. Questo permette di spostare l’attenzione dal coordinamento tattico alla direzione strategica. In altre parole: l’azienda continua a funzionare bene anche quando il CEO non è nella stanza”.

Qual è il ruolo di Fortress Lab in questo processo?
“Noi in Fortress Lab non “installiamo Wrike”, ma progettiamo il sistema a partire dall’analisi dei flussi decisionali e operativi: dove nascono le attività, come vengono assegnate, dove si bloccano, dove si disperdono. Solo dopo modelliamo Wrike perché diventi la spina dorsale organizzativa dell’impresa. Questo perché uno strumento, da solo, non risolve la complessità; un sistema progettato bene la rende governabile”.

Se dovesse sintetizzare: perché oggi un’azienda dovrebbe investire in Wrike?
“Perché la complessità non diminuirà, soprattutto di fronte agli scenari attuali. Le interdipendenze aumentano, i team sono sempre più distribuiti, i progetti sempre più trasversali. Senza un’infrastruttura condivisa, l’azienda si regge sull’eroismo delle persone. Con un sistema solido, invece, la crescita diventa sostenibile. Wrike non è una scelta tecnologica: è una scelta di maturità organizzativa”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. È l'anima e la coordinatrice di F-Mag.

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