Cultura e Spettacoli

Terre promesse, terre rubate: a Napoli il XVII Festival del Cinema dei Diritti Umani racconta i popoli senza pace

Dal 11 al 21 novembre, due settimane di cinema civile, incontri e testimonianze da Sahrawi, Curdi e Palestinesi. Anteprima nazionale di “Sniper Alley – To My Brother” e vent’anni dell’Associazione Cinema e Diritti.

Nelle sale e nelle piazze di Napoli torna uno degli appuntamenti più longevi e riconosciuti del cinema civile italiano. Dall’11 al 21 novembre, con una serata conclusiva speciale il 29 novembre, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli celebra la sua diciassettesima edizione e i vent’anni dell’Associazione Cinema e Diritti, proponendo una riflessione intensa e necessaria sul destino dei “popoli senza pace”.

Il tema scelto per il 2025, “Terre promesse, terre rubate”, mette al centro le contraddizioni del presente e tre storie di resistenza che attraversano il mondo: Sahrawi, Curdi e Palestinesi. Tre popoli accomunati dalla lotta per la sopravvivenza culturale e politica, che diventano simbolo di un’umanità sospesa tra memoria e futuro.

“I racconti dei popoli senza pace – spiega Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival – illustrano la condizione dell’umanità di domani, in cui la condivisione degli spazi e delle risorse fondamentali sarà sempre più urgente. La loro capacità di adattamento è la risorsa più preziosa con cui si preparano a un futuro in cui i nuovi equilibri sociopolitici metteranno alla prova tutto il genere umano”.

Del Bufalo sottolinea anche il valore educativo della Peace School “Mario Paciolla”, nata in seno al Festival e dedicata alla formazione dei futuri operatori di pace. La scuola – che ha coinvolto decine di studenti in percorsi multidisciplinari su cooperazione, disarmo e diritti umani – apre simbolicamente l’edizione di quest’anno con una cerimonia l’11 novembre all’Università L’Orientale, partner istituzionale del progetto insieme a Regione Campania, Comune di Napoli, Film Commission Regione Campania e numerosi enti internazionali.

La struttura del Festival resta quella che ne ha fatto, negli anni, un punto di riferimento nel panorama del cinema sociale del Mezzogiorno: concorso cinematografico, incontri tematici e serate dedicate ai popoli in lotta per i diritti.

La sede principale sarà Palazzo Corigliano, cuore dell’Università L’Orientale, con proiezioni ogni sera dalle 19.00 alle 23.00 nella Sala delle Mura Greche. A ospitare gli altri eventi saranno anche Piazza Forcella e il Cinema Vittoria nel quartiere Arenella.Il 13 novembre verrà consegnato il Premio per la Pace dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, rappresentata per l’occasione dalla Vice Ambasciatrice Anna Russo Mattei, mentre il 14 novembre sarà la volta del Premio Human Rights Youth, dedicato ai giovani autori e alle scuole che utilizzano il linguaggio del cinema come strumento di educazione civile.

Dal 15 al 20 novembre, le giornate tematiche offriranno un viaggio attraverso i fronti della memoria e della resistenza: il popolo Sahrawi (17 novembre), con la testimonianza di Fatima Mahfud del Fronte Polisario; i Curdi (18 e 19 novembre), raccontati da attivisti, registi e ricercatori come Veysi Altay, Gianni Tognoni e Yilmaz Orkan; e la questione palestinese (20 novembre), con la partecipazione di Luisa Morgantini, Francesca Albanese (Relatrice ONU per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi), Luigi de Magistris e Luigi Daniele.

A chiudere il Festival, il 21 novembre, la cerimonia di premiazione nello spazio comunale di Piazza Forcella, seguita dal concerto “… nostro mare è il mondo intero” del cantautore Alessio Lega, accompagnato da Federico Marchi.

Il gran finale è atteso per sabato 29 novembre, quando lo stesso spazio accoglierà l’anteprima nazionale di “Sniper Alley – To My Brother”, film coprodotto dal Festival e diretto da Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani. Il documentario racconta la storia di un ragazzo sopravvissuto al massacro dei bambini di Sarajevo, oggi fondatore di un museo della memoria, e vedrà la partecipazione dei registi, del protagonista e del fotografo Mario Boccia, testimone della guerra nei Balcani.

Quest’anno il concorso cinematografico ha selezionato 38 opere provenienti da più di 50 Paesi, scelte tra oltre 320 candidature.

Le sezioni in gara – Human Rights Doc, Human Rights Short, Human Rights Youth, Premio per la Pace e Premio Mario Paciolla per la Pace – spaziano tra lungometraggi, corti e lavori realizzati da giovani autori.

Tra i titoli in programma spiccano Gaza: A Stolen Childhood di Moamen Ghonem, Yalla Parkour di Areeb Zuaiter, Beyond the Skin di Alessandra Usai, e The Angel of Buenos Aires di Enrico Blatti. A raccontare le battaglie per la giustizia ambientale e sociale ci saranno anche opere provenienti da Iran, India, Macedonia, Canada, Kenya e Turchia, offrendo una panoramica globale sulla resistenza civile contemporanea.

“Napoli è una città di frontiera – conclude Del Bufalo – e noi l’abbiamo eletta, sin dal 2005, Capitale dei Diritti Umani per la sua vocazione di città di mare e di scambi. In un tempo in cui la guerra sembra essere la via d’uscita obbligata di ogni controversia, ribadiamo il valore della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, indicando la strada della Pace, dei Diritti e dell’Eguaglianza”.

Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, aderente allo Human Rights Film Network patrocinato da Amnesty International, è sostenuto da Banca Etica, Un Ponte Per, FICC e Assopace Palestina, con il contributo di Regione Campania, Comune di Napoli, Film Commission Regione Campania, Università L’Orientale e il patrocinio della Confederazione Elvetica e dell’Ambasciata di Svizzera in Italia.

Redazione

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