La BCE alza i tassi di interesse 0,75% e annuncia: “Non sarà l’unico rialzo”. Prestiti e mutui più cari

In altre parole, nel prossimo futuro il denaro costerà di più e questo determinerà, per famiglie e imprese, un rialzo dei prestiti e dei mutui.

Si prepara un autunno difficile per i cittadini e per le imprese: la BCE, Banca Centrale Europea, ha alzato i tassi di interesse di 75 punti base, passando quindi dallo 0,50% dello scorso luglio (il primo rincaro in circa undici anni) all’attuale 1,25%.

E avverte: non sarà l’unico rialzo previsto per i prossimi mesi. La causa, neanche a dirlo, è da ricercarsi nella spirale inflattiva che attanaglia l’Europa da diversi mesi, dovuta alla crescita dei prezzi e al caro-energia.

La scelta della “linea dura” della BCE

Negli ultimi mesi l’inflazione è salita in modo vorticoso e pericoloso per la tenuta economica dell’Eurozona: tutto questo non avveniva da decenni: questo scelta, secondo quanto comunica la BCE stessa, “assicurerà un tempestivo ritorno dell’inflazione” verso l’obiettivo di medio periodo del due per cento.

Solo adesso, aggiunge la BCE, la politica monetaria abbandona la fase caratterizzata da un livello “molto accomodante dei tassi di interesse”, vale a dire dei prezzi “in negativo”. In altre parole, nel prossimo futuro il denaro costerà di più e questo determinerà, per famiglie e imprese, un rialzo dei prestiti e dei mutui.

Ma andiamo con ordine. Come ha affermato la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, la fase di “normalizzazione” dell’economia europea non è ancora finita: proprio per questo motivo l’Ente prevede ulteriori rialzi in futuro che, però, non sono al momento quantificabili. “Saranno decisi meeting per meeting” hanno chiarito, perché la linea dura è stata determinata dalla volontà di anticipare la “transizione” verso la fine dello stimolo monetario.

Questo perché è nel medio termine che si valutano gli effetti economici dei tassi più alti, perché la politica monetaria impiega fino a 18 mesi per dispiegare il suo impatto.

Infatti, la fase di normalizzazione, ha spiegato ancora la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, non è ancora conclusa: la politica monetaria è ancora “espansiva“. La decisione di alzare i tassi di 0,75 punti, ha aggiunto, è stata proposta del capo economista Philip Lane ed è stata presa all’unanimità, sia pure dopo un ampio dibattito alimentato da diversità di vedute sulle dimensioni del rialzo.

L’auspicio, in linea generale, è che l’Euro torni a rivalutarsi come moneta e a riprendere il suo peso economico nello scenario geopolitico globale perché tassi più alti portano a un maggiore flusso di denaro nelle banche europee, rafforzando la moneta. Questo significa che l’export costerà di più, l’import di meno, facendo salire la “domanda aggregata”, ovvero la quantità di spese effettuate (dal pubblico e dai privati) per l’acquisto di beni nazionali.

Mutui e prestiti più cari: il pericolo per le imprese e per i cittadini

Immediata la denuncia da parte di Unimpresa: il segretario generale Raffale Lauro ha spiegato che, sebbene alla BCE si parli di “stagnazione” dell’economia, “l’aumento dei tassi di interesse di ieri da parte della Banca centrale europea consegna i Paesi europei alla recessione”.

“Dopo l’incremento dei tassi di interesse di 50 punti del luglio scorso – continua – una stretta letale al collo delle piccole e medie imprese, nonché delle famiglie italiane, l’aumento di ulteriori 75 punti, che è stato decretato ieri dalla BCE, – al quale, da ottobre, ne seguiranno altri sempre di elevata entità! – consegna i paesi dell’Unione europea, a partire dal nostro, ad una recessione, economica e produttiva, senza precedenti. E condanna, da un lato, all’estinzione di migliaia di aziende, già in crisi di liquidità, causa pandemia, assediate dall’inflazione galoppante, dalle cartelle esattoriali, dal rincaro di tutte le materie prime e dal crescente ricatto energetico del dittatore del Cremlino”, attacca Lauro. E, dall’altro lato, prosegue, “infligge alle famiglie, anch’esse già in precarietà finanziaria, un impoverimento quotidiano del tenore di vita”.

Secondo il portale Facile.it, l’aumento peserà parecchio su mutui e prestiti: con un calcolo dell’aumento prendendo in considerazione un mutuo da 126 mila euro a 25 anni, stipulato a gennaio 2022, con un loan-to-value (valore del finanziamento rispetto all’immobile in garanzia) del 70% e un tasso iniziale nominale (Tan) dello 0,67%. Con un aumento di 75 punti base la rata – che a inizio anno era di 456 euro, saliti a 515 dopo l’aumento dei tassi di luglio – aumenterebbe a 560 euro. Se i tassi fossero invece saliti di 50 punti, l’aumento sarebbe stato di 30 euro con una rata che si fermerebbe a 545 euro.

Stesso discorso per i prestiti alle imprese: in un clima sempre più incerto, e con il costo del denaro sempre più alto, le imprese ridurranno la richiesta di finanziamenti. Il che significa meno investimenti, meno innovazione, meno crescita. Con enormi conseguenze per il mercato del lavoro destinato a contrarsi. Ma il rallentamento del Pil è un male necessario per fare scendere la domanda e quindi i prezzi.

“Putin sta conseguendo uno storico obiettivo, dove l’ideologia paleocomunista aveva fallito: l’indiretta distruzione del ceto medio“, osserva Lauro. “Di fronte a questo scenario apocalittico, continua la vacua rissa elettorale, tra partiti e cosiddette coalizioni, caratterizzata solo dalla delegittimazione reciproca, in forma di degrado insultante e di ingiustificata violenza verbale. Senza una sola risposta coerente su quanto sta avvenendo. E i cittadini, lavoratori, imprenditori e capi di famiglia, smarriti e sfiduciati da tanta cecità e inettitudine, si interrogano: chi governerà, tra un mese, il cataclisma in arrivo?“, conclude.

Più mite la reazione di alcuni esponenti politici: il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner ha sottolineato come “dalla mia prospettiva come ministri delle Finanze dobbiamo affrontare le nostre responsabilità: il segnale della Bce contro l’inflazione è forte. E’ nostro dovere combattere inflazione con la politica economica. Dobbiamo mantenere la neutralità fiscale: bisogna sostenere le famiglie, specie le più vulnerabili, ma finanze pubbliche solide sono più importanti che in tutto lo scorso decennio, perché c’è l’inflazione e quindi la politica di bilancio deve produrre conti pubblici solidi e ridurre i debiti”.

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