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La Campania incentiva l’occupazione femminile e la parità salariale: approvata la legge

"La Campania è la terza regione in Italia dove si sono rallentate le nascite di nuove imprese femminili. Pesano come un macigno le disuguaglianze nell'offerta dei servizi, come gli asili nido su cui c’è una carenza gravissima. E’ una legge che pone al centro il lavoro come leva per la libertà e l'autonomia delle donne"

La Campania è la terza Regione d’Italia, dopo Lazio e Puglia, a dotarsi di una legge per incentivare l’occupazione femminile e garantire la parità salariale. E’ accaduto durante l’ultima seduta del consiglio regionale, a pochi giorni dall’approvazione in prima lettura della legge sulla parità retributiva di genere alla Camera.

Prima firmataria della legge regionale per l’occupazione femminile e la parità salariale è il consigliere del Pd Loredana Raia che ha depositato il testo lo scorso 8 marzo, non una data a caso, ma dal grande valore simbolico.

E’ una legge che pone al centro il lavoro come leva per la libertà e l’autonomia delle donne – ha spiegato la dem – partendo dal sostegno concreto alla loro indipendenza economica. E che rappresenta uno strumento legislativo concreto e una opportunità per utilizzare al meglio le risorse previste dal Recovery plan. Uno strumento con cui cambiare la vita e il futuro di tante donne, dalla ragazza che si affaccia al mercato del lavoro a chi, più matura, punta a rompere il tetto di cristallo e a ottenere i giusti e dovuti riconoscimenti”.

E’ in questo modo che si vuole passar dalle parole ai fatti con la consapevolezza che i veri risultati si vedranno quando alla legge seguirà anche il cambiamento del modello sociale penalizzante per le donne, oltre che il modello di sviluppo.

Occupazione femminile sì, ma non basta

“Cambiamenti che hanno bisogno di trovare sostegno nelle politiche pubbliche e di radicarsi nella società con una diversa impostazione culturale – ha aggiunto Raia – Non a caso nel recovery plan cambia l’approccio con una visione di insieme trasversale delle diseguaglianze di genere per mettere in luce le potenzialità di tutte le politiche pubbliche e delle riforme che possono favorire l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro e una parità di trattamento”.

Decenni di lotte per la parità e per l’emancipazione hanno portato le donne ad alcune conquiste importanti e alla consapevolezza che il desiderio di libertà, indipendenza e di possibilità di essere qualcosa d’altro dalla figura dell’angelo del focolare sono un diritto e non una concessione. Ma ancora c’è da fare tanto per attuare una vera, oltre che funzionale, trasformazione del welfare, dell’organizzazione, dei tempi, dei rapporti tra i generi.

“L’Italia già non brillava per l’occupazione femminile – ha evidenziato il consigliere campano – Con la pandemia la situazione si è ulteriormente aggravata. Come sappiamo I lavoratori sono diminuiti nel 2020 di 101 mila unità e di questi 99 mila sono donne. E’ un esodo dal lavoro che al Sud abbiamo avvertito ancora di più.  Il Mezzogiorno, dove lavora una donna su 3, è distante oltre trenta punti dalla media Ue: in particolare quattro regioni del Sud – secondo quanto emerge da dati Eurostat sulle regioni pubblicati a maggio – risultano nel 2020 tra le cinque peggiori nell’Unione europea. E la Campania è tra queste con il 28,7%”.

Da qui una serie di dati che fotografano la situazione attuale.

La Campania è la terza regione in Italia dove si sono rallentate le nascite di nuove imprese femminili – ha ricordato Raia – A ciò si aggiunge il dato della Direzione Nazionale del Lavoro in base al quale le dimissioni delle lavoratrici madri nel primo anno di vita del bambino nel 2019 sono aumentate del 4% rispetto al 2018. Pesano come un macigno le disuguaglianze nell’offerta dei servizi, come gli asili nido su cui c’è una carenza gravissima. Nel 2010 avevamo un obiettivo sui nidi : 33% di copertura per i bambini 0-2 anni. Undici anni dopo siamo arrivati al 25%, e per di più come nidi pubblici siamo addirittura al 12%, con una legge istitutiva dei nidi pubblici del lontano 1971”. 

Quello che si richiede è un cambio di passo nel Mezzogiorno e una serie di investimenti nel settore dei servizi sociali e delle infrastrutture, esempio sono gli asili nido.

Molte donne hanno rinunciato alla carriera per prendersi cura della famiglia – ha aggiunto la Raia – Non a caso il 60% delle donne ha dichiarato di essersi occupata da sola della casa e della famiglia nei mesi di chiusura e anche oltre, limitando così il proprio tempo per attività di lavoro o di cura personale”.

All’elaborazione del testo hanno contribuito i sindacati, l’Anpal, le parti sociali e le associazioni ascoltate in  audizione in III commissione regionale. La proposta di legge è composta da 6 Capi e 16 articoli.

Tra le altre cose, prevede: benefici economici, microcredito e sgravi IRAP alle aziende che assumono donne con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, prevede l’istituzione di un apposito ” Sportello Donna” itinerante presso i Centri per l’Impiego, istituisce la Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro, prevede l’impegno della Regione a favorire la parità retributiva nelle aziende della Campania anche attraverso benefici economici e un registro delle aziende virtuose che applicano la parità salariale. 

Loredana Lerose

Giornalista pubblicista, laureata in sociologia. Di origine lucana, trapiantata a Napoli da più di vent'anni, appassionata di danza, teatro, letteratura e psicologia. Scrive per il quotidiano Cronache di Napoli dal 2009.

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