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Nicolais, COTEC: L’IA renderà la Pubblica Amministrazione meno burocrate, ma manca la formazione

"L’uso dell’Intelligenza Artificiale sta entrando a far parte sempre più anche delle dinamiche della vita quotidiana come, ad esempio, sta avvenendo per la Pubblica Amministrazione attraverso un sistema di piattaforme capaci di estrarre ed analizzare una considerevole quantità di dati"

Parlare di Intelligenza Artificiale nella pubblica amministrazione potrà sembrare una provocazione, soprattutto per chi è abituato alle code negli uffici per ottenere un certificato. Eppure da anni esiste una Fondazione, COTEC, che si occupa di innovazione e sistemi tecnologici applicati sia alle aziende che alla PA. Di recente un loro incontro ha trattato proprio di Intelligenza Artificiale e di come questa possa rappresentare una svolta per la pubblica amministrazione.

Per capirne di più abbiamo parlato con Luigi Nicolais, presidente della Fondazione COTEC e consigliere per le politiche della Ricerca del Ministro dell’Università e della Ricerca del Governo Draghi, Cristina Messa.

Partiamo dalle prospettive, quali si aprono per la Pubblica Amministrazione con l’intelligenza artificiale?

“Partiamo con il chiarire un errore di fondo: il concetto di intelligenza artificiale non è particolarmente fruibile e viene spesso associato solo a robot umanoidi iper-innovativi. In realtà, l’uso dell’Intelligenza Artificiale sta entrando a far parte sempre più anche delle dinamiche della vita quotidiana come, ad esempio, sta avvenendo per la Pubblica Amministrazione attraverso un sistema di piattaforme capaci di estrarre ed analizzare una considerevole quantità di dati.

Si tratta, infatti, di una svolta data dall’avvento della transizione digitale che – per il tramite degli strumenti che saranno introdotti dal PNRR – ci permetterà di elaborare “agilmente” ed in tempi brevi il flusso informativo del Sistema Paese. A titolo esemplificativo, con un click potremo sapere quanti insegnanti sono vaccinati, oppure, quante persone soffrono di una determinata malattia e agire di conseguenza con la prevenzione e l’allocazione delle risorse necessarie”.

Ma abbiamo il personale formato per fare questo passo?

“Tra gli assets fondamentali, la digitalizzazione della pubblica amministrazione ed il potenziamento delle competenze sono una condizione funzionale e strategica per garantire i diritti di cittadinanza in linea con l’idea di sviluppo sostenibile che l’Unione Europea ha deciso di porre al centro delle sue politiche.

Superare il divario digitale è oggi una grande opportunità per l’Italia, che ha proprio nelle diversità parte fondamentale del suo grande patrimonio materiale e immateriale come evidenziato dal Ministro Renato Brunetta. Questo, insieme a quello della semplificazione dei processi, rappresenta uno degli aspetti maggiormente rilevanti emersi dal nuovo strumento del PNRR con una previsione di investimento di circa 50 miliardi”.

L’IA toglierà quella etichetta di “burocrazia” alla Pubblica Amministrazione?

“Questa è l’idea alla base del PNRR, avviare un processo radicale di cambiamento culturale che passi attraverso la semplificazione della Pubblica Amministrazione, l’ammodernamento della giustizia ed una trasformazione anche nel modo di pensare. Si tratta di un paradigma umanistico e di un cambiamento necessario per poter avviare una reale transizione chiara, rapida, che permetta di allinearci al resto del mondo”.

I rischi per i cittadini?

“I rischi sono principalmente due: il rispetto della privacy e la cybersecurity. Gli hacker esistono ed esisteranno sempre, ma su entrambi i fronti ci sono già delle soluzioni atte a mitigare gli effetti negativi”.

Non c’è anche il rischio che con l’intelligenza artificiale tutto diventi procedure rigide e chi ha un problema particolare non riesca più a risolverlo?

“Questo è un problema molto “americano” e poco “italiano”. In America, dove ho lavorato e studiato per anni, in effetti tutto funziona, in modo efficientissimo, per protocolli e procedure. Laddove c’è un problema al di fuori di queste procedure diventa complicato risolverlo. Ma questo è dovuto al tipo di formazione che hanno negli Stati Uniti. Gli italiani hanno molta più flessibilità di pensiero. Perciò davanti al “non schematizzato” riescono ad andare oltre l’ostacolo. Quindi il problema potenzialmente c’è, ma in Italia mi sembra residuale”.

Però l’Italia, e penso allo SPID, non sta messa male in tema di digitalizzazione, non crede?

“No, in questa prospettiva diventa cruciale il tema del reclutamento al fine di ridisegnarne le modalità di selezione dei nostri giovani più meritevoli in tempi brevi importando le migliori menti e attingendo anche al serbatoio di competenze del settore privato, sulla base di modelli che consentano di attrarre e trattenere le professionalità maggiormente qualificate per consentire la digitalizzazione del settore pubblico e contrastare il ricorrente fenomeno dello human capital flight”.

Lei è stato tra i primi tecnici prestati alla politica: Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione con il Governo Prodi, deputato, assessore regionale e candidato alla provincia di Napoli. In questi giorni un suo collega, Gaetano Manfredi, è diventato sindaco di Napoli. Insomma avremo sempre più tecnici nella classe politica?

Spero onestamente di no. Premettendo che Gaetano Manfredi è stata la miglior scelta possibile per la città di Napoli e che, sono certo, farà un ottimo lavoro, auspico un ritorno dei politici di professione. I tecnici ci saranno sempre a supporto, sia a livello locale che nazionale, ma spero vivamente nel ritorno dei politici, perché il loro compito è di avere e dare una visione al Paese. E questo non è il compito dei tecnici”.

Romolo Napolitano

Giornalista professionista dal 2011 è stato, non ancora trentenne, caporedattore dell’agenzia di informazione videogiornalistica Sicomunicazione. Ha lavorato 3 anni negli Stati Uniti in MSC. Al suo ritorno in Italia si è occupato principalmente di uffici stampa e comunicazione d'impresa. Attualmente è giornalista, copywriter e videomaker freelance. Si occupa, tra le altre cose, di tecnologie, nautica e sociale.

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